Articoli filtrati per data: Luglio 2014

Per professori universitari e medici primari il pensionamento d'ufficio potrà scattare dopo i 68 anni. È una delle novità sul dl Pa, dopo la polemica di questi giorni per l'abbassamento obbligatorio a 65 anni del pensionamento di medici e prof. Viene duque rivista al rialzo la soglia minima, fissata nella precedente versione a 65 anni. Per i medici ospedalieri il limite resta 65 anni, mentre per i ricercatori universitari scende a 62.


«La nostra autonomia è tutelata dalla Costituzione»
Ma intanto è scontro a tutto campo tra i rettori e il governo, sul decreto Pubblica amministrazione di Marianna Madia. Secondo la Crui all'interno sono stati inseriti alcuni provvedimenti che riguardano il mondo universitario: le nuove regole per le scuole di specializzazione per Medicina, l'abilitazione scientifica, le norme sull'Invalsi e soprattutto il pensionamento «anticipato» dei docenti universitari, equiparati agli altri dipendenti pubblici. A prendere le difese della categoria è il presidente della Crui Stefano Paleari che ha scritto al ministro dell'Istruzione Stefania Giannini per protestare e chiedere che ciò che riguarda l'Università sia oggetto di un provvedimento apposito e non di norme sparse qua e là.« Non posso non rilevare - scrive Paleari - come recenti provvedimenti, alcuni dei quali in fase di approvazione definitiva, malgrado lo sforzo da Te intrapreso per una loro integrazione negli assetti attuali relativi al sistema universitario, confermino una impropria tendenza all'omologazione di quest'ultimo con la Pubblica Amministrazione». Secondo Paleari si sfiora addirittura l'incostituzionalità di queste norme: «I provvedimenti – con particolare riferimento a quelli riguardanti i vincoli di finanza pubblica, la revisione del modello di formazione specialistica dei medici e, da ultimo, la prevista equiparazione del trattamento di quiescenza dei professori e dei ricercatori universitari a quello della dipendenza pubblica e la necessaria revisione delle procedure dell'abilitazione – rischiano di intervenire, in modo disorganico e frammentario, sulla regolazione del sistema universitario e di limitarne (ulteriormente) l'autonomia, come noto costituzionalmente tutelata».


Madia: bisogna pensare al turn over
Il ministro Madia ha provato a tranquillizzare i docenti, dopo le novità introdotte dalla commissione Affari costituzionali della Camera. Riguardo alle pensioni si tratta, ha detto, di una «facoltà», entro determinati «paletti». Non c'è, ha concluso Madia «nessun problema di lesa maestà». Tuttavia il ministro, piuttosto che porsi il problema dei «baroni», invita a riflettere su come sbloccare il turnover. Il pensionamento d'ufficio, riscritto da un emendamento, si può attivare dopo il raggiungimento dell'anzianità e dei 62 anni, che diventano 65 per docenti universitari e medici. Non si applica, invece, ai magistrati. Sono uscite anticipate che aggiornano uno strumento già previsto, senza, sottolinea il ministro, come deroga alla legge Fornero. Ora il decreto offre una ricetta precisa alle amministrazioni che vogliono «svecchiare» il loro organico. Il pensionamento deve essere però «motivato».

Pubblicato in News
Mercoledì, 30 Luglio 2014 13:45

I vantaggi delle auto ibride

Negli ultimi anni il mercato delle auto ibride è stato interessato da una vistosa crescita di vendite. Nel 2013 infatti sono state acquistate il doppio di vetture ibride rispetto all’anno precedente, per un totale di ben 15.000 esemplari e, nel 2014, il trend non sembra diminuire. Sicuramente complice del boom di vendite dei veicoli a motore ibrido è stato il forte aumento del prezzo della benzina, fattore che ha direzionato l’interesse degli utenti verso questa fetta di mercato. Le case automobilistiche propongono dunque un numero sempre maggiore di modelli ibridi nell’intento di soddisfare qualsiasi esigenza emergente.

Si tratta, in sostanza, di auto a due motori, generalmente uno a combustione interna e uno elettrico, perfettamente compatibili e con caratteristiche complementari che consentono di aumentare l'efficienza del veicolo riducendo i consumi di carburante (il motore elettrico recupera infatti l'energia nelle fasi di decelerazione, generando energia altrimenti dissipata nei freni) e, quindi, anche l'impatto ambientale.

Ma come incide l'acquisto di un'auto ibrida sulle tasche degli acquirenti?

Dal punto di vista economico scegliere un auto verde comporta un esborso iniziale di denaro maggiore rispetto ad una vettura simile ma ad alimentazione tradizionale, ma i vantaggi che ne conseguono sono davvero molteplici.

In primis il beneficio (sia per chi acquista che per l'ambiente) deriva appunto dai consumi di carburante nettamente inferiori; un altro vantaggio oggi sempre più rilevante è poi la possibilità di circolare in zone a traffico limitato, ma il beneficio principale sotto questo profilo è relativo agli incentivi e ai contributi offerti sia dagli enti pubblici (alcune regioni, ad esempio, diminuiscono discrezionalmente il prezzo del bollo) che dalla stessa casa automobilistica produttrice.

Gli sconti delle compagnie assicurative

Sono infatti gli sconti offerti dalle compagnie assicurative per incentivare l'acquisto di una vettura a doppia alimentazione a rendere le ibride particolarmente appetibili, dato il peso economico che i costi annuali delle automobili esercitano sulle famiglie.

Lo sconto sulle Rca è fondato su analisi di mercato (di stampo americano) da cui emergerebbe che il proprietario di un'auto ibrida è un automobilista meno problematico, mediamente di età superiore ai 40 anni (tendenzialmente, dunque, con una maggior esperienza sulla strada). L'auspicio delle società assicurative è quindi quello di un minor numero di incidenti, proprio sulla scorta della considerazione per cui chi acquista un'auto ibrida non è generalmente un cliente critico. 

Sulla piazza italiana a farla da padrone sono la Prius di Toyota e Insight e Civic Hybrid di Honda, ma finora il mercato è cresciuto lentamente anche a causa dell'offerta limitata. Oltre ai modelli più venduti ce ne sono solo un'altra decina disponibili sulla piazza italiana e non sono proprio alla portata di tutti. I dati raggiunti nel paese del sol levante devono quindi essere ridimensionati in Italia, anche se alcuni studi fanno presagire un futuro alternativo.

Secondo un'indagine di Accenture, infatti, il 62% degli italiani si dichiara intenzionato ad acquistare un'auto ibrida nei prossimi due anni.

Pubblicato in News
Giovedì, 24 Luglio 2014 12:17

SSN e Assicurazioni Integrative

Il nostro sistema sanitario si basa sul concetto 'universalistico'. Questo vuol dire che ogni singolo cittadino può accedere al Sistema Sanitario Nazionale (SSN) in maniera gratuita. Lo 'Stato sociale' (Welfare State), si contraddistingue per una rilevante presenza pubblica in importanti settori quali la previdenza, l'assistenza sociale e appunto l'assistenza sanitaria.

Adesso le cose sono cambiate, sono evidenti agli occhi di tutti le criticità del sistema, in particolar modo quello sanitario, che negli ultimi tempi ha subito tagli da parte dello Stato centrale, una contrazione delle risorse destinate dallo Stato alle regioni pari a circa 31 miliardi e 553 milioni di euro nel periodo 2011-2015. Questo è quello che si evince anche dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome. Se si continua con la politica dei tagli lineari si arriverà all'impossibilità di garantire i livelli di assistenza e quindi l'equità nell'accesso alle prestazioni socio-sanitarie. Questo è quanto emerge dall'indagine conoscitiva sul Sistema sanitario nazionale, svolta congiuntamente dalle Commissioni Bilancio e Affari sociali della Camera, che è venuta in seguito alla presentazione del rapporto 'Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali' di Censis e Unipol. E' necessario un «cambiamento di metodo», si legge nel documento delle Commissioni, «impostando il tema del contenimento della spesa non in termini di tagli (riduzione del livello e del volume dei servizi) ma in termini di razionalizzazione della spesa, vale a dire spendere meno con gli stessi fattori produttivi, prevedendo misure premiali non solo per le regioni che abbiano avviato percorsi virtuosi di rientro dal deficit sanitario, ma anche per quelle sottoposte a piani di rientro che abbiano intrapreso processi efficaci di riorganizzazione dei servizi sanitari e assistenziali in grado di rispondere in modo appropriato ai bisogni di cura e di salute dei cittadini». Una proposta da parte delle Commissioni riguarda la possibilità di integrare il sistema esistente con l'entrata in gioco delle assicurazioni, in poche parole stiamo parlando di una sanità integrativa. «Un ultimo tipo di proposte, per aumentare l'efficienza del sistema sanitario, su cui molti degli auditi hanno convenuto», prosegue il documento delle Commissioni, «verte sull'incentivazione della sanità integrativa costituita da fondi integrativi, polizze assicurative, collettive ed individuali». La richiesta, recita il documento «è di una maggior defiscalizzazione, i cui oneri per l'erario troverebbero compensazione nella minor pressione che la polizza sanitaria può determinare sulla richiesta di prestazioni pubbliche, diminuendo il numero di prestazioni erogabili dal sistema».

Secondo le Commissioni, poi, «una maggior presenza dei fondi integrativi, in quanto pagata dai fondi e dalle polizze, a fronte del versamento del premio assicurativo da parte dell'interessato, riduce la spesa privata out of pocket che, come prima detto, presenta effetti regressivi». Il problema adesso è come far interagire questi due sistemi, e, soprattutto, in che modo si possa passare da una sanità pubblica ad una privata, e soprattutto quali sarebbero i rischi per il cittadino.

Abbiamo chiesto il parere del Professor Luca Benci, giurista, direttore dal 1998 al 2004 della Rivista di diritto delle professioni sanitarie, autore di pubblicazioni sul diritto sanitario e sulle professioni sanitarie.

La Sanità è rientrata nel pacchetto riforme della PA. Però si paventa un'ulteriore novità: le assicurazioni integrative. Un segnale forte che il welfare italiano è in crisi?

Assolutamente si. Tentativi del genere sono già stati fatti in passato, ma sono stati abortiti subito. Basta citare la riforma De Lorenzo, dove si prevedeva la possibilità di non iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale, poi fu corretta e questa possibilità non entrò mai in vigore. Bisogna, inoltre, sottolineare il sostanziale fallimento del sistema assicurativo. E' largamente noto che il sistema cosiddetto 'universalistico', come quello italiano basato sulla fiscalità generale, sia il più efficiente, il meno costoso e dia i migliori risultati in quelli che si chiamano gli esiti. Il Ministero della Salute ha reso pubblici i risultati di un'indagine su come si vive, l'incidenza delle malattie, e l'Italia è posizionata al secondo posto nel mondo, secondo solo alla Francia. Per cui non si capisce bene perché si vuole andare in questa direzione. A meno che non si voglia tagliare la spesa pubblica per andare verso quella privata, intendendo con privata la spesa delle famiglie. La sanità privata, l'ospedalità, non ha mai dato buoni esempi in Italia: la conduzione pessima di alcuni ospedali come il 'San Raffaele' di Milano, il 'Bambin Gesù' di Roma, solo per citare i casi più famosi.

Di seguito al rapporto 'Welfare, Italia. Laboratorio per le nuove politiche sociali di Censis e Unipol' sembrerebbe maturo il tempo di una nuova integrazione tra pubblico e privato, come si potrebbe intervenire?

Oggi si scatenano degli appetiti privati, che precedentemente non c'erano. La leva per scardinare il sistema pubblico è senza dubbio il sistema dei ticket e le liste d'attesa. I ticket sono diventati, ad esempio quelli sui farmaci, superiori al costo del farmaco stesso. Per definizione il ticket è una quota di partecipazione della spesa, non può essere superiore al costo stesso. Ecco allora che a fronte di redditi anche non particolarmente elevati, le persone hanno una maggiore convenienza a pagare una prestazione che non a pagare la quota di partecipazione alla spesa, che paradossalmente è più alta. In questo modo si introduce il privato, perché se la prestazione presso il privato costa quanto la prestazione nel pubblico, è ovvio che c'è una convenienza, da parte delle persone, a rivolgersi a strutture private. Per esempio il rapporto 'Cergas' della Bocconi ci dice una cosa molto precisa: stanno aumentando gli under treatment, coloro che non si curano. L'abbandono del pubblico non corrisponde necessariamente ad un aumento delle prestazioni del privato. Se pensiamo al settore odontoiatrico, in questo momento in forte crisi, essendo per la maggior parte privato, le persone non si curano.

Il nostro Paese ha da sempre puntato sulla sanità pubblica. In questo momento, invece, sembra che ci stiamo avvicinando al modello americano, potrebbe essere un passo indietro?

Assolutamente sì, e vorrei aggiungere anche qualcosa di più. E' un tradimento della Carta Costituzionale. Così si mina il diritto alla salute delle persone. Come dice Rodotà, se la salute diventa una merce, un bene acquistabile, quanto più io dispongo di denari per acquistarne tanto più posso accedere. Ma vale anche il contrario, se ne ho meno, ho una minore possibilità di accesso. Questo vuol dire tagliare alla base il sistema universalistico, vuol dire che la salute non è più un bene a cui tutti possono accedere, lo potranno fare unicamente pagando. Anche nelle fasi preventive, quando si inducono gli esami per le prevenzioni, e sono a pagamento, è evidente che siamo arrivati al suicidio del sistema. Prendiamo l'esempio della Grecia, è sparito il Servizio Sanitario Nazionale, e nel giro di tre anni sono ricomparse delle patologie che precedentemente sembravano sconfitte, o comunque controllate. Abbiamo esempi molto recenti che portano in questa direzione.

Una famiglia paga un'assicurazione sanitaria e quando ha bisogno di un intervento è l'assicurazione a coprire i costi. In questo modo per gli italiani dovrebbe cambiare poco ma potrebbero avere più servizi. Questo almeno secondo il rapporto che è stato redatto dall'Unipol. Potrebbe essere realmente così?

Per vedere quanto costa coprire un'assicurazione, basta vedere quanto costa il Servizio Sanitario Nazionale. Facendo un esempio pratico, negli Stati Uniti ci voglio 500/600 dollari al mese. Attenzione che non tutto è coperto, ci sono delle franchigie, delle aree di scopertura. Non è un caso che chi si fa coprire tutto dalle proprie aziende, come il top managment o i grandi dirigenti aziendali, paga delle cifre molto alte, e ci sono anche coperture odontoiatriche. Ma stiamo parlando di oltre 10mila euro. In un Paese come l'Italia dobbiamo tenere conto di un altro fattore determinante, l'invecchiamento della popolazione. Assicurare un ultra sessantacinquenne diventa una situazione molto complicata. Se c'è l'obbligo di fare una polizza assicurativa, dovrebbe esserci dall'altra parte un obbligo delle compagnie assicuratrici a contrarre. Una persona sopra i 65 anni, e stiamo parlando di 12 milioni di persone, e sono in aumento, non trova copertura assicurativa. Ogni anno di sopravvivenza, sopra una certa età, va ad aumentare in maniera esponenziale il rischio di patologie. Quindi diventa molto complicato. Perché funziona il sistema universalistico, perché è solidale. Perché copre anche chi non si ammala o non usufruisce del sistema nazionale.

Prospettando un panorama del genere, non si rischia di arrivare anche ad una differenziazione a livello assicurativo, o meglio assicurazioni migliori per i ricchi e penalizzazione di chi ha un reddito basso?

Questo rientra nella logica assicurativa. Il premio di assicurazione è commisurato all'oggetto della prestazione. Nel Sistema Sanitario nazionale il sistema dei ticket si cerca di formularlo in base al reddito, nel sistema privato non si può fare lo stesso discorso.

Dall'altro lato c'è chi vede questo sistema una boccata d'ossigeno per le compagnie assicurative, fortemente in crisi. Le sembra una visione esageratamente complottista?

Siamo seduti su un gigantesco conflitto d'interessi. E' una situazione complessiva dove al Governo sono rappresentate tutte queste anime. Giuliano Poletti rappresenta le Cooperative, la Federica Guidi rappresenta la Confindustria, Maurizio Lupi Comunione e Liberazione, e così via. E' evidente che queste situazioni sono guidate dagli interessi specifici. Una visione più ampia non può prescindere dai dati e dai risultati, e questi ci dicono che il Sistema sostanzialmente ha funzionato, anche se una parte delle Regioni ne ha fatto un sistema poco pulito. Ad esempio in Sicilia, prima Cuffaro e poi Lombardo hanno portato avanti affari illeciti e erano all'interno del sistema. Ma nonostante questo il sistema ha retto.

Certo è che, se le assicurazioni entreranno nel sistema sanitario, sarà necessaria una regolamentazione certa, onde evitare disparità di servizi. Le sembra un cambiamento troppo grande per il nostro sistema?

Il primo a parlare di non sostenibilità del Servizio Sanitario fu Mario Monti, e fu molto criticato. La mia impressione è che questa non sia l'urgenza ma ce ne siano delle altre, ad esempio un piano nazionale contro la corruzione. Perché come ha dichiarato la Corte dei Conti, la corruzione investe il Servizio Sanitario Nazionale. E' evidente che lì ci sono problemi. Pensiamo al fenomeno del Project financing per le strutture ospedaliere. Stiamo parlando di ospedali fatti con soldi pubblici e gestiti dai privati per venti o trenta anni. Sono un bagno di sangue da un punto di vista economico, e poi sono sempre le solite aziende radicate nel territorio. Ad esempio la Corte dei Conto del Veneto ha detto che questo modello di finanziamento aumenta la corruzione. Non è secondario questo aspetto.

Parliamo anche del futuro del ticket: tra le altre proposte, invece di un innalzamento del ticket sanitario, le commissioni propongono la fissazione di una franchigia, calcolata in percentuale al reddito. Che ne pensa?

I ticket vengono presentati in vari modi. Un tempo erano dissuasori, l'idea era di far pagare il ticket per limitare le spese e combattere l'inappropriatezza, e questo metodo non ha funzionato. Ad esempio i ticket del pronto soccorso: gli accessi al pronto soccorso sono sempre aumentati nonostante i ticket. Se io non trovo altre risposte per la mia salute nella sanità extra ospedaliera, continuo ad andare nello stesso posto. Con la franchigia l'inappropriatezza non si combatte. Chi prescrive gli esami sono medici, quindi se prescrivono esami in maniera inappropriata vanno colpiti. Quando fu istituito il SSN, nel 1978, c'era un'idea di fondo, cosa fare e dove andare, adesso manca quest'idea di base, sono tutti aggiustamenti. Si salvano solo i conti del Sistema Sanitario. Se una Regione mantiene i conti in ordine ma non riesce a far curare i propri cittadini, non subisce sanzioni, il Presidente della Regione non viene rimosso. C'è solo un bilancio in termini economici non in termini di salute.

Secondo le Commissioni «una maggior presenza dei fondi integrativi, in quanto pagata dai fondi e dalle polizze, a fronte del versamento del premio assicurativo da parte dell'interessato, riduce la spesa privata». Possiamo arrivare ad un sistema sanitario integrato?

Se la spesa sanitaria viene suddivisa tra spesa pubblica e spesa privata delle famiglie, entrando in gioco i fondi, naturalmente diminuirà la spesa per le famiglie. Però sono sempre soldi privati, che le famiglie le eroghino direttamente o tramite polizza non mi sembra che ci sia una grande differenza. Il diritto alla salute viene minato nel momento in cui per curarmi devo acquistare prestazioni. Pensiamo a quando cambiò il sistema di finanziamento degli ospedali, prima erano pagati a posti letti, e ora sono pagati a prestazione attraverso i TRG. Prima c'era l'idea di occupare i posti letto, ora c'è l'idea di far girare molti pazienti su quel posto letto. Succede che le prestazioni che hanno una maggiore remuneratività sono quelle su cui c'è maggiore speculazione. Sono contrario a questa integrazione, sono discorsi ideologici. Il miglior servizio sanitario del mondo è in Francia. Lo Stato che ha la minor spesa privata delle famiglie, mentre la peggiore è la Grecia che ha la più alta spesa privata delle famiglie. Laddove pagano di più i privati sono peggiori gli indici di salute, gli Stati Uniti insegnano.

 

Pubblicato in News
Mercoledì, 23 Luglio 2014 13:39

Assicurazione sul mutuo casa

Quando si richiede un mutuo alla banca per l'acquisto della prima casa, si rende obbligatorio stipulare l'assicurazione mutuo casa, che protegge l'immobile in caso di danni, a tutela sia di colui che sta acquistando casa, sia della banca; e poi c'è anche l'assicurazione copre anche in caso di mancato pagamento delle rate del mutuo.

Assicurazione contro scoppio e incendio

Pagabile in un'unica soluzione, senza interessi sulle rate, o con le rate del mutuo, sommandosi ad esse, l'assicurazione mutuo che si rende obbligatoria, ma per la quale si può scegliere l'agenzia con la quale stipularla, è quella relativo a scoppio e incendio: in pratica in caso d'incendio, l'assicurazione rimborserà tutte le spese, saldando in tal modo anche il debito con la banca.

Rischi legati alla perdita del lavoro

Resta da precisare che, anche se questa è l'unica assicurazione obbligatoria, spesso le banche per erogare il mutuo ne richiedono delle altre, come ad esempio quelle che coprono i rischi legati alla perdita del lavoro, che si possono stipulare solo se si ha un lavoro a tempo indeterminato, oppure assicurazioni sulla vita caso morte, che prevedono l'estinguersi del mutuo con il decesso di colui che l'ha richiesto.

Assicurazione mutuo casa a costo zero

La spesa per questa polizza obbligatoria, di solito intorno ai 50 Euro mensili, deve essere indicata nell'Indice Sintetico di Costo (ISC) per poter rilasciare al cliente il piano costi completo, in modo tale che questi possa valutare le compagnie assicurative e scegliere, visto che ne ha facoltà, quella che ritiene migliore per sé. Inoltre, grazie ad una sana concorrenza, alcune banche offrono l'assicurazione mutuo casa obbligatoria a costo zero.

Trasferimento assicurazione e mutuo e restituzione del premio

Questa tipologia di assicurazione può essere trasferita, insieme al mutuo, se si cambia banca: in caso di surroga, quindi, varierà il beneficiario dell'assicurazione, che verrà identificato nella nuova banca cui ci si rivolge. In alternativa si può richiedere alla banca dalla quale ci si sta spostando la restituzione del premio già pagato, relativamente al periodo di mutuo restante.

IVASS e risparmio per il cliente

Il cliente mediante il sito dell'IVASS (Istituto di vigilanza delle Assicurazioni) ha facoltà di vagliare le offerte, con la possibilità di risparmiare, e soprattutto senza l'obbligo di accettare la polizza dell'assicurazione proposta dalla banca.

Pubblicato in News
Martedì, 22 Luglio 2014 13:29

Assicurazioni auto a noleggio

Come per le normali auto, anche per quelle noleggiate occorre stipulare un'assicurazione presso l'autonoleggio. Vediamo nel dettaglio come funzionano.

L'assicurazione auto è obbligatoria per legge già da diversi anni ed è anche una delle voci più dispendiose tra le spese connesse al possesso di un veicolo. Per tentare di risparmiare, sempre più automobilisti si rivolgono ai comparatori online per confrontare le varie polizze al fine di trovarne una particolarmente conveniente. Si tratta infatti di siti che si occupano di porre i prodotti Zurich a confronto con quelli Genertel, Genialloyd, ecc., al nostro posto, fornendoci poi delle liste ordinate in base alla convenienza delle singole offerte. In questo modo, trovare l'assicurazione auto più vantaggiosa per noi richiederà soltanto pochi minuti, garantendoci un risparmio immediato.

Analogamente ai veicoli di proprietà, anche per le automobili noleggiate è indispensabile sottoscrivere una polizza assicurativa per mettersi al riparo dagli inconvenienti che potrebbero capitarci. Per poter effettuare anche in questo caso una scelta consapevole, occorre informarsi su come funzionano le polizze sulle auto a noleggio, così da potersi districare con chiarezza tra garanzie obbligatorie e accessorie.

Per poter comprendere appieno i contratti relativi alle assicurazioni sulle auto a noleggio è necessario capire il significato di alcuni termini specifici del settore. Uno di questi è senz'altro la "franchigia", ovvero quell'importo che rimarrebbe scoperto dalla polizza e spetterebbe dunque al guidatore pagare di tasca propria. Questa cifra varia solitamente da un autonoleggio all'altro e, talvolta, nel contratto può venire espressa in percentuale. Un altro concetto importante da conoscere è quello di "massimale", cioè la cifra massima che la compagnia assicurativa è disposta a pagare come risarcimento: se i danni dovessero superare il valore del massimale, anche in questo caso sarebbe il guidatore a dover coprire la differenza.

Nel normale prezzo del noleggio di un'auto sono solitamente comprese le seguenti polizze di base:

TPI (Third Part Insurance) o copertura contro terzi. In caso di sinistro, questa polizza serve a risarcire i danni causati a terze parti. Occorre però prestare particolare attenzione ai massimali previsti nei vari paesi: in alcuni casi, come ad esempio negli Stai Uniti, questi sono spesso molto bassi e potrebbero rendere consigliabile la stipula della "excess liability insurance", una polizza aggiuntiva per il risarcimento di danni supplementari.

CDW (Collision Damage Waiver), meglio nota con il nome di "Kasko", è la polizza che copre i danni subiti dal veicolo in caso di sinistro. Per evitare contestazioni da parte della compagnia è però opportuno controllare che il veicolo sia in perfette condizioni al momento della presa in carico presso l'autonoleggio. In caso contrario è bene segnalarlo al noleggiatore e richiedere che ci venga rilasciato un documento che attesti le effettive condizioni del veicolo al momento della consegna.

TW (Thief Waiver), ovvero la copertura contro il rischio di furto. Nel caso in cui l'auto venisse rubata, chi l'ha noleggeta pagherà così solo l'importo della franchigia.

Presso l'autonoleggio è inoltre possibile acquistare coperture aggiuntive. La più utile è sicuramente la DER che, con un costo di 5-7€ al giorno, permette di abbattere o ridurre la franchigia. Chi sceglie di stipulare tale polizza, infatti, in caso di sinistro sarà esonerato del tutto o parzialmente dal pagamento di tale importo. Ovviamente però, tale copertura non interviene nel caso in cui il sinistro sia stato provocato da comportamenti pericolosi del conducente, quali la guida sotto l'effetto di alcool e/o sostanze stupefacenti o l'utilizzo improprio o sconsiderato del veicolo.

Pubblicato in News

Trascinato da modelli a basso costo e incentivi all'acquisto, il mercato europeo dell'auto accelera per il decimo mese consecutivo. A giugno le vendite del nuovo salgono del 4,3%, spingendo al 6,5% le immatricolazioni del primo semestre 2014.

Top seller è Dacia, che fa registrare un balzo di oltre il 32%. A due cifre anche gli incrementi di Seat e Skoda, mentre Fiat ringrazia soprattutto le vendite della 500 L, per il suo +5,5%. Nulla sfugge intanto a Volkswagen, che sarebbe in trattative per strappare quote di Fiat-Chrysler.

In positivo anche i dati relativi alle vendite di veicoli commerciali. Secondo i dati UNRAE (Associazione delle case automobilistiche estere) nello scorso mese di giugno si è registrato un aumento del 9,2% delle vendite di veicoli commerciali (autocarri, furgoni, camion) per un totale di oltre 10 mila unità immatricolate (+14,7% l'incremento nei primi sei mesi per circa 59 mila mezzi). Il presidente di UNRAE Massimo Nordio ha accolto con soddisfazione quest'ultimo dato che può rappresentare una iniezione di fiducia per tutto il settore dei trasporti commerciali, reduce dal minimo storico di fine 2013.

"Se anche nel secondo semestre dell'anno si confermasse lo stesso trend di crescita, i veicoli commerciali rimarrebbero comunque su livelli ancora compressi rispetto all'andamento degli anni passati e rispetto al potenziale di domanda di distribuzione delle merci sul territorio italiano. Tuttavia interventi Governativi mirati, come quelli adottati dal Comune di Roma per l'acquisto di autocarri a basso impatto ambientale, potrebbero rappresentare un volano per il settore con riflessi positivi sul rinnovo del parco", ha concluso Nordio.

Pubblicato in News
Martedì, 22 Luglio 2014 12:15

Ivass,accende un faro sulle polizze occulte

L’Ivass ha acceso un faro sulle polizze ‘occulte’ abbinate a pacchetti vacanza, conti correnti bancari, contratti telefonici o di fornitura di gas e acqua,che i consumatori sono spesso ignari di aver siglato oppure dai costi non chiari malgrado a volte siano dichiarate gratuite.

A tale scopo è stato pubblicato sul sito IVASS il rapporto “Sei assicurato e forse non lo sai” – nel quale sono riportati i risultati dell’indagine conoscitiva sulle coperture assicurative collegate a prodotti o servizi di natura non assicurativa.

L’indagine ha fatto luce su un fenomeno di larga diffusione in ltalia che coinvolge più di 15 milioni di assicurati con oltre 1.600 tipologie di “pacchetti” offerti a seguito di accordi commerciali tra imprese di assicurazione ed operatori economici di varia natura. Tra questi spiccano agenzie di viaggi e tour operators, concessionari auto, istituti bancari, aziende per la fornitura di energia elettrica, gas e acqua, aziende di trasporto marittimo o aereo, aziende produttrici o distributrici di beni di largo consumo, federazioni nazionali e associazioni sportive.

Spesso, spiega IVASS, le coperture assicurative sono parte integrante di offerte commerciali che comprendono beni o servizi di natura non assicurativa (all inclusive) oppure sono distinte ed abbinabili al bene o servizio principale. In molti casi viene dichiarata la gratuità della copertura assicurativa, aspetto che dovrà essere approfondito per accertare che i relativi costi non siano ribaltati sui consumatori dai fornitori del bene/servizio principale.

Obiettivo dell’Ivass è di garantire che il consumatore sia consapevole di aderire a coperture assicurative nel momento in cui acquista beni o servizi di altra natura e dei relativi costi, al fine di beneficiarne in caso di bisogno. Dall’indagine sono emerse criticità che attengono alla conoscibilità delle garanzie, alle modalità di adesione e di scioglimento del contratto ed allachiara esplicitazione dei costi, sui quali l’Ivass sta predisponendo alcune linee di intervento.

L’authority ha fatto sapere che le risultanze dell’indagine sono state trasmesse anche all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, al Garante della Privacy e all’Autorità per l’energia elettrica, il gas e il sistema idrico per i profili di rispettiva competenza e per valutare l’opportunità di attivare azioni congiunte a tutela dei consumatori. 

L’indagine è stata trasmessa anche alle associazioni dei consumatori che proprio in queste ore stanno mostrando il loro apprezzamento per l’intervento dell’Autorità e con cui Ivass e in costante contatto, al fine di offrire loro lo spunto per eventuali ulteriori iniziative e per favorire una proficua collaborazione in relazione al fenomeno osservato.

Pubblicato in News

I più Letti

AGENZIA DI ASS.NI DI PIRROTTA S. & C. SAS Agenzia: Milano Assicurazioni CATANIA - VIA AMMIRAGLIO CARACCIOLO 108/C Tel. 095/362420 - Fax. 0957314362 AIELLO GIUSEPPE/PELLEGRINO ALFREDO/TREPI Agenzia: Fondiaria-Sai CATANIA - C.So Italia 72 Tel. 0957463642 - Fax. 0957462336 Armando GISABELLA …
UniBroker lancia la nuova campagna di comunicazione #ForzaCataniaRipartiConNoi. L'obiettivo è quello di sensibilizzare gli automobilisti Catanesi sul tema della protezione, pubblicizzando prodotti innovativi per la copertura della responsabilità civile auto che permettono di risparmiare fino al 50% e beneficiare di…
Come per le normali auto, anche per quelle noleggiate occorre stipulare un'assicurazione presso l'autonoleggio. Vediamo nel dettaglio come funzionano. L'assicurazione auto è obbligatoria per legge già da diversi anni ed è anche una delle voci più dispendiose tra le spese…



Su questo sito usiamo i cookies. Navigando accetti.