Articoli filtrati per data: Gennaio 2015
Mercoledì, 28 Gennaio 2015 07:45

Minimo sforzo ... MASSIMO RISPARMIO!

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Più di 18 mln di persone accedono ogni giorno a Internet in Spagna e una grande percentuale di questi attraverso smartphone o strumenti di telefonia mobile.

Internet è anche il primo punto di riferimento per chi vuole informarsi prima diacquistare prodotti assicurativi, secondo quanto ha riportato il ceo di Exponent Consultores, Carlos Albo, durante la celebrazione della I Trobada de Mutualitats de Catalunya.

Ha inoltre rilevato come il consumatore sia cambiato nel tempo, come si informi maggiormente cercando di comparare più offerte possibili.

È importante quindi conoscere meglio i possibili clienti che utilizzano internet e capire cosa essi vogliano dai servizi on line: semplicità, personalizzazione nella presentazione dell'offerta, pertinenza delle informazioni e self service.

Lo stesso approccio vale non solo per i clienti, ma anche per la rete distributiva, per i periti e le reti di collaboratori attraverso un intranet che facilita la comunicazione.

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Mercoledì, 28 Gennaio 2015 07:04

Aziende UE ottimiste circa la ripresa

C'è fiducia tra le aziende europee sulle prospettive di crescita per il 2015. Una su due, infatti, prevede di aumentare il proprio fatturato e l'87% si dichiara molto ottimista rispetto all'attuale scenario economico. È questo che emerge dall'indagine realizzata da EY European Mid-Market Barometer 2015. L'indagine è stata condotta su un campione di 6.000 aziende europee con un fatturato annuo compreso tra i 10 e i 500 milioni di euro.

Nel complesso, le società europee del middle market sono ottimiste rispetto alle prospettive di crescita attuali e future. L'87% degli intervistati ritiene infatti buono o molto buono lo stato attuale del business; il 50% si attende nel 2015 un aumento del fatturato della propria azienda rispetto all'anno precedente, e il 46% prevede di migliorare le proprie performance nel corso dei prossimi sei mesi, mentre solo il 7% del campione prevede un peggioramento dello scenario.

Uno scenario comunque disomogeneo all'interno dei diversi paesi dell'Unione, come dimostra il business climate - indicatore di riferimento sul sentiment delle aziende che prende in considerazione la valutazione attuale e le previsioni future sulle performance delle aziende in una scala ideale da -100 a +100 - Turchia (65), Irlanda e Regno Unito (entrambi 63), Danimarca (58), Paesi Bassi (56), Portogallo (55) e Spagna (51) sono i paesi con il livello di fiducia più alto. I paesi con il livello più basso di fiducia sono invece Grecia (-21), Polonia (19) Italia (37) Germania (40) e Russia (43).

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Oltre 30 mila cause promosse contro i medici ogni anno. E non è un caso che 9 professionisti su 10, pur in assenza di una normativa di riferimento, hanno contratto una polizza assicurativa ancora prima che questa diventasse un obbligo di legge. Del resto, come testimoniano i numeri di un sondaggio realizzato dall'Osservatorio Internazionale della Sanità in collaborazione con l'Ordine dei medici-chirurghi e odontoiatri (Omceo) di Roma e presentato ieri alla presenza tra gli altri, del sottosegretario alla salute Vito De Filippo, il 15% dei medici ha avuto nell'ultimo anno una controversia legale con un paziente, e l'80% ha paura di una denuncia pretestuosa solo per ottenere un risarcimento.

Un fenomeno che incide pure sulle casse dello stato.

Perché anche se oltre il 90% dei contenziosi termina in assoluzione o archiviazione, il ricorso alla cosiddetta medicina difensiva, cioè della prescrizione di più esami di quelli necessari, costa all'intera collettività oltre 12 miliardi. Ecco perché, come ha dichiarato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nel messaggio inviato ai ricercatori dell'Ois, è necessario «un intervento più organico e veramente risolutivo, che non sia la ricerca dell'impunità per i professionisti che sbagliano, ma che, al contrario, assicurando la giusta serenità a questi ultimi, riduca, sino a eliminarli, i casi di malpractice, erogando un'effettiva tutela al diritto costituzionale alla salute».

Neppure l'atteso Dpr (attuativo della legge Balduzzi n. 158/2012) ora al Consiglio di stato, che avrebbe dovuto agevolare la copertura assicurativa per le specialità a rischio, circoscrivere le responsabilità dei medici e limitare i costi dei risarcimenti, sarà sufficiente, secondo gli addetti ai lavori, a sanare il sistema. «Serve una normativa organica», ha precisato De Filippo, «per dare un orientamento su tutti gli aspetti di questa problematica». Il decreto Balduzzi, ha commentato Dario Focarelli, direttore generale dell'Ania, prevedeva degli interventi positivi che però non sono stati attuati. «Serve, invece, una ridefinizione precisa delle responsabilità, è necessario approvare le tabelle (pronte da anni, ma mai approvate) per il risarcimento del danno biologico, utili per l'assicurato e per il medico, e poi si deve puntare su un risk management nelle strutture sanitarie». Le nuove norme inoltre dovranno regolare il delicato aspetto delle spese assicurative, ormai esorbitanti e insostenibili. Una polizza, ha detto Roberto Lala, presidente dell'ordine dei Medici di Roma, «può aver un costo che varia dai 300 euro a 25 mila», specificando che gli specialisti a maggior rischio apertura di un contenzioso da parte di un paziente sono i chirurghi plastici, i ginecologi e gli ortopedici. Un nodo quello dei costi da non sottovalutare visto che, sempre secondo la ricerca, meno del 10% dei professionisti sarebbe disposto a impegnare oltre il 5% del suo reddito per un'assicurazione, mentre il 51% degli intervistati preferisce non avere una franchigia per il risarcimento dei danni.

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Fra meno di un mese, secondo l'agenda del presidente del Consiglio, arriverà in consiglio dei ministri un pacchetto di leggi e decreti tra i quali il ddl sulla concorrenza (a firma del ministro dello Sviluppo Federica Guidi). Qui si parla di riduzione del 50% dei risarcimenti delle assicurazioni, un comparto che ha visto ridursi in 20 anni l'indice dei sinistri dal 15% al 6%, dove dalla liberalizzazione di metà anni Novanta al 2012 i sinistri sono diminuiti del 40 %, e in cui tuttavia i costi per l'utente (dati Adusfeb) sono cresciuti del 245%, da 391 a 1. 350 euro.

Se la questione è la concorrenza, e lo è visto che due terzi del mercato è condiviso da sole tre compagnie (Unipol/Fonsai, Allianz e Generali, in Francia sono una quarantina), se la debolezza competitiva denunciata dall'Antitrust viene risolta con l'aumento dei premi, "con le imprese più efficienti che preferiscono realizzare margini più elevati anziché competere" (Antitrust), non si vede perché il decreto affronti unicamente il nodo dei risarcimenti invece di stabilire regole che aumentino realmente la concorrenza.

Nella bozza del decreto, visionata da Marco Palombi del Fatto Quotidiano, ci sarebbe un provvedimento considerato un bel regalo alle assicurazioni, la riscrittura delle tabelle dei risarcimenti dei macro-danni (da 10 a 100 punti), quelli conseguenti a incidenti dove l'assicurato ha perso la vita, o un arto. Riscrittura che, come auspicato dall'Ania (l'associazione delle compagnie assicurative), diminuirà (se non viene modificato il decreto) della metà i risarcimenti, rispetto alle attuali tabelle fornite dal tribunale di Milano.

Il motivo di questo improvviso risveglio è semplice: proprio nel 2011 la Cassazione aveva stabilito che le tabelle nazionali già esistono e sono quelle – compilate in maniera scientificamente impeccabile – dal Tribunale di Milano. Solo che alle assicurazioni non piacciono: con quelle si paga troppo e infatti quelle del ministero tagliano i risarcimenti fino al 50 %. Ora il ddl Guidi-Renzi riprova laddove fallirono i padri e, pur di fare un favore alle assicurazioni, in tre righe tenta di resuscitare una delega al governo scaduta da sei anni.

Il colpo di frusta: quando una parola è di troppo. In principio fu Monti, ma ora Renzi supera e corregge il maestro: nessuno dovrà mai risarcire un "colpo di frusta". È andata così. Quando inizia la crisi le assicurazioni vanno in sofferenza, poi tornano agli utili con una cura semplice: aumento dei prezzi e abbattimento dei risarcimenti. A quest'ultima parte ci ha pensato il governo tecnico, che a inizio 2012 stabilì che i danni di lieve entità vanno risarciti solo se in presenza di un "accertamento clinico strumentale obiettivo".

Che significa? I medici legali delle compagnie non riconoscono mai i piccoli danni tipo il "colpo di frusta" e all'assicurato resta l'unica scelta di fare esami assai costosi per un risarcimento che potrebbe persino non coprirli. Risultato: quel capitolo è passato dal costare alle compagnie 2, 7 miliardi l'anno a poco più di uno. E che facevano, nel frattempo, i costi per gli utenti? Ovviamente aumentavano. La legge di Monti, però, lasciava ancora qualche spazio all'autonoma scelta del medico e qui arriva il ddl di Renzi: nessuno spazio alla constatazione "visiva" del danno. O fai gli esami clinici o niente soldi.

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Giovedì, 22 Gennaio 2015 11:11

Assicurazioni, la forza del pluri-canale

Priorità è interfacciarsi e dialogare con i clienti in modo più efficace e specialistico. I valori della tradizione.

Dopo tanti anni di false partenze, il cambiamento epocale è avvenuto. Possiamo affermare che il cambiamento epocale, grazie alla tecnologia, risieda nella possibilità per clienti, singoli o a gruppi, di decidere.

Le aziende storicamente hanno imposto, promosso e pubblicizzato ed eventualmente risposto a esigenze dei clienti. Oggi devono, in primis, rispondere e poi, eventualmente, proporre senza più imporre, perché il mercato non lo permette. Le aziende devono rispondere alle esigenze che quotidianamente il cliente esprime attraverso una molteplicità di canali, fisici e virtuali, che permette di esigere qualità di prodotto, servizi eccellenti e professionalità.

Un approccio generalista è ormai destinato a essere sorpassato dalla capacità degli individui di raccogliersi spontaneamente in gruppi. Il proliferare dei social network, dei gruppi di acquisto (GAS e similari) e del terzo settore (tanto per citarne alcuni) dimostra, una volta di più, come anche con il supporto della tecnologia l'individuo tenda spontaneamente a raccogliersi in gruppi e, quindi, ad aumentare la capacità di incidere e decidere.

La vera sfida per le aziende è quindi sapersi adattare al nuovo contesto di mercato che impone: visione, apertura, dinamismo e reattività. L'immaginario collettivo, in modo miope, crede che solo le «giovani start up» oggi possano vantare queste caratteristiche e, quindi, offrire vantaggi competitivi e margini di crescita. Con una più attenta analisi e lettura, invece, è possibile vedere come anche aziende tradizionali, in grado di leggere i segnali del mercato e capirne le evoluzioni, siano oggi in termini d'innovazione al pari delle società native digitali.

La differenza sta nel percorso da compiere. Cattolica è una di queste aziende. La compagnia ha infatti intrapreso, quel percorso evolutivo volto al nuovo cliente e alle nuove tecnologie, forte anche dalle solide fondamenta che la storia e la tradizione hanno permesso di creare. Ha intrapreso un cammino d'innovazione sia in campo tecnico sia distributivo.

In ambito tecnico, partendo dal generico presupposto che l'assicurazione, da sempre, si basa sulla capacità tecnica di individuare gruppi omogenei di rischio, possiamo affermare che la differenza sarà fatta da una visione modernamente cliente-centrica che permetterà di individuare gruppi omogenei d'individui e, sulla base di questi, applicare un pricing vincente. Quindi, l'esigenza del cliente che richiede di essere valutato, dal punto di vista assicurativo, in modo particolare diventa per Cattolica l'opportunità che consente, fino a un certo livello di profondità e nel rispetto delle logiche mutualistiche di base dell'assicurazione, di assicurare meglio e con più efficacia. In ambito distributivo, Cattolica ha oggi l'opportunità di capitalizzare il proprio modello «pluri-canale» attraverso una progressiva specializzazione verso la multicanalità richiesta dai clienti. Infatti, la dimensione di Cattolica consente di agire con crescita selettiva, mentre l'attuale articolazione del modello distributivo permette al Gruppo di interfacciarsi e dialogare con il cliente in modo più efficace e specialistico. Un modello che vede lavorare in sinergia il canale tradizionale agenti, il Fata, Cattolica Previdenza, Tua e la Bancassicurazione.

L'insieme di questi canali permette di proporre un servizio specifico e specializzato dove le competenze di settore fanno la differenza sulla qualità offerta al cliente. Professionalità in ambito assicurativo tradizionale, consulenza certificata in ambito welfare e previdenza, alta specializzazione nel settore agricolo e nel settore finanziario: queste sono le risposte che oggi chiedono il mercato e i clienti.

 

 

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A Catania, dal 9 febbraio prossimo, sarà disponibile la 'Catania Card'.

Quest'ultima consentirà la visita di tutti i musei comunali e del Museo Diocesano e di viaggiare su tutti i mezzi di trasporto urbano dell'Amt (Alibus compreso) e l'utilizzo della Metropolitana.

"Con la Catania Card – ha dichiarato il primo cittadino Enzo Bianco – la nostra città si mette al passo con le grandi metropoli europee ed alle poche città italiane che si sono così attrezzate. La nostra città ha una grande capacità di attrazione di turismo culturale per ragioni connesse ad una storia lunga 2.800 anni. La Card e gli eventi di grande valore in programmazione al Castello Ursino e al Palazzo della Cultura daranno una grande contributo allo sviluppo del turismo a Catania".

La Catania Card è dunque il prodotto di un accordo tra il Comune di Catania, l'Amt e l'Arcidiocesi di Catania.

Sono previste diverse opzioni: singola per 1 giorno che costerà 12 euro e 50 centesimi; singola 3 giorni, 16 euro e 50 centesimi; singola 5 giorni, 20 euro; Family (2 adulti e due minori fino a 13 anni) 1 giorno, 23 euro; Family 3 giorni, 30 euro e 50 centesimi; Family 5 giorni, 38 euro.

La Catania Card consentirà di usufruire di diverse agevolazioni presso alberghi, ristoranti ed esercizi in generale.

La carta sarà in vendita nei punti di distribuzione dei titoli di viaggio dell'Amt, nei musei comunali e negli uffici preposti ai servizi turistici.

"Quello che presentiamo è un pacchetto su cultura e turismo che intende accrescere l'attrazione della città su tali versanti. – ha aggiunto l'assessore alla Cultura e al Turismo Orazio Licandro - La reputazione nell'ultimo anno è migliorata, con queste iniziative contiamo di compiere un altro bel passo in avanti. Catania ha una strategia precisa per il turismo e nella valorizzazione dei suoi beni culturali. Un altro forte elemento strutturale in questo senso è il Castello Ursino. La sua fruibilità completa è un altro tassello fondamentale nella nostra strategia generale".

Presentato, dunque, anche il programma che prevede quattro importanti mostre nei prossimi mesi. 'Artisti di Sicilia. Da Pirandello a Iudice', dal 16 gennaio al 16 marzo al Castello Ursino e al Palazzo della Cultura dove sarà ospitata una sezione curata dall'Accademia di belle Arti (Artisti di Sicilia emergenti) dove saranno ospitate le opere di alunni dell'Accademia. 'Diva Agata di Antonio Santacroce', dal 30 gennaio al 30 marzo al Castello Ursino; la mostra si propone come evento espositivo che illustra l'intera produzione dell'artista l'iconografia e contemporaneamente come l'occasione per fare del Castello Ursino, luogo simbolo della città, un centro propulsore di cultura figurativa in cui l'iconografia della tradizione agatina trova un nuovo inedito spazio.Fiore all'occhiello di questa programmazione è la mostra 'Picasso: l'eclettissimo di un genio dal 30 marzo al 30 maggio al Castello Ursino; la mostra, attraverso un corpo espositivo di più di 170 opere tra olii, ceramiche, disegni, serigrafie, fotografie e incisioni, racconterà l'eccletticità del genio incontrastato del '900 e farà di Catania una grande vetrina. Infine, 'pittura e scultura italiana' dal 16 maggio al 30 giugno al Palazzo della Cultura; circa 30 artisti tra i maggiori rappresentanti italiani della Nuova Figurazione fra i quali tra gli altri Aron Demetz, Giuseppe Bergomi, Alessandro Papetti, Velasco Vitali, Agostino Arrivabene, Livio Scarpella e Nicola Verlato.

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Sono stati pochi gli sguardi sorpresi quando Prudential plc, uno dei giganti delle assicurazioni a livello mondiale, ha deciso di fare il suo primo passo sul continente africano. Quando cioè la importante società di base a Londra ha comprato una discreta parte della compagnia Express Life in Ghana. «Ma anche il Kenya e la Tanzania potrebbero diventare le nostre prossime mete», ha recentemente spiegato l'ivoriano Tidjane Thiam, Ceo della Prudential.

«Vogliamo costruire il nostro business in maniera organica, usando l'esperienza con i mercati emergenti in Asia – ha continuato Thiam – , poiché in Africa le sfide sono molto simili». Secondo i dati della compagnia assicurativa Swiss Re, «la regione sub-sahariana, senza contare il Sudafrica, copre appena lo 0.2% del mercato assicurativo mondiale». In un ambiente così inesperto rispetto al mondo delle assicurazioni, i rischi sono molteplici tanto quanto le opportunità.
«Uno dei problemi principali è evitare di concepire l'Africa come un Paese solo – afferma Jonathan Holden, capo della Innovation Group che ha un ufficio in Sudafrica –. La realtà è rappresentata da 54 Paesi con sistemi legali e monetari differenti. Non è quindi una questione di niente o tutto». In Kenya, la più grande economia dell'Africa orientale, le assicurazioni coinvolgono spesso i servizi obbligatori collegati al settore dei motori.

Una dinamica simile avviene in Sudafrica, il più grande mercato dell'Africa con un premio assicurativo totale di 54,4 miliardi di dollari nel 2012. Invece, in Angola e Nigeria, le due più grandi potenze petrolifere del continente, le società d'assicurazione puntano soprattutto al mondo dell'energia. «Rispetto ai premi assicurativi totali calcolati per il 2012 – conferma un rapporto della A.M. Best Company, società statunitense di rating –, i premi provenienti da Sudafrica, Marocco, Nigeria, Egitto, Kenya, Algeria e Angola rappresentano il 90,1%». La povertà che attanaglia l'intero continente nero è uno dei maggiori indici per le assicurazioni che vogliono investire in Africa.

Nonostante questo, sarebbe un errore credere che le assicurazioni prendano di mira solo la crescente borghesia africana. «Guadagnare poco ti fa rimanere sveglio la notte pensando alla possibilità di poter perdere tutto quel poco che hai», commenta Andrew Kuper, fondatore di LeapFrog, un fondo per la micro finanza che investe nelle assicurazioni in Nigeria, Tanzania e Uganda. Tra i clienti della Express Life ghaneana, per esempio, 9 su 10 guadagnano meno di 10 dollari al giorno, mentre un quinto vive con meno di 2,50 dollari al giorno. Inoltre, i servizi offerti possono costare fino a un minimo di 70 centesimi di dollaro.

Purtroppo rimangono ancora molto recenti e ridotte le statistiche sul mondo delle assicurazioni in Africa. Ma secondo Frank O'Neill, direttore della Swiss Re per l'Africa e il Medio Oriente, il futuro assicurativo africano sta rapidamente migliorando: «Ci sono davvero poche società di assicurazione panafricane per ora – afferma O'Neill –, ma in tre o cinque anni penso proprio che le cose cambieranno radicalmente».

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Lunedì, 12 Gennaio 2015 07:05

Polizze caso morte

Si chiamano polizze temporanee caso morte quelle polizze vita con cui una compagnia si impegna a corrispondere un capitale ai beneficiari del contratto, scelti da voi al momento della sottoscrizione, nel caso in cui l’assicurato muoia entro un periodo di tempo predefinito.

Decidere la durata
Il periodo di copertura potete sceglierlo voi, ma in genere è di 10, 20 o 30 anni. Per tutto questo tempo verserete un premio annuale (scaglionabile, pagando un sovrapprezzo, anche in rate semestrali, trimestrali...). Se nel corso della durata della polizza l’imprevedibile dovesse accadere, la persona o le persone che avete indicato nel contratto riceveranno la somma assicurata (per esempio 100.000 o 200.000 euro). Se invece continuerete a godere di buona salute, allo scadere del periodo stabilito l’assicurazione si terrà tutti i premi versati.

Polizze caso morte: a chi convengono
Le polizze caso morte sono utili a chi ha bisogno di garantire ai familiari la disponibilità immediata di un capitale in caso di morte della persona che costituisce la principale o l’unica fonte di reddito della famiglia. Convengono in particolare a un capofamiglia ancora giovane, che non ha ancora maturato il diritto alla pensione e che, non avendo accantonato molti risparmi, se venisse a mancare lascerebbe i propri cari in una situazione difficile. Dato che il premio cresce in proporzione con l’età, più siete maturi e meno vi conviene: perciò se ha senso stipulare una di queste polizze a 30 anni, ne ha molto meno sottoscriverne una a 50. Non hanno bisogno di un prodotto di questo tipo nemmeno coloro che hanno già accantonato un gruzzolo sufficiente per garantire una certa tranquillità economica ai propri cari, o chi ha figli già grandi che lavorano e sono perciò in grado di mantenersi da soli.

 

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Lunedì, 12 Gennaio 2015 06:57

Google si lancia nelle assicurazioni auto

Secondo i rumors, lavora a un sito per confrontare prezzi e acquistare polizze. Il servizio avrebbe ottenuto la licenza in 26 Stati americani. Il colosso non commenta.

Google vuole lanciarsi nel settore americano delle assicurazioni auto fornendo un sito Internet in cui i consumatori possono confrontare i prezzi e acquistare polizze. Il servizio «Google Compare Auto Insurance Services» ha ottenuto la licenza per vendere assicurazioni in 26 Stati a nome di sei gruppi assicurativi. Lo sostiene Ellen Carney, analista di Forrester Research.  

E secondo il California Department of Insurance, l’agenzia preposta a supervisionare la regolamentazione del settore assicurativo nel cosiddetto Golden State, Google il mese scorso è stato autorizzato a vendere polizze attraverso il sito CoverHound. In aggiunta, scrive il Wall Street Journal , il colosso di Mountain View (California) sta lavorando su Comparenow.com, una divisione del gruppo assicurativo britannico Admiral Group che opera in 48 Stati e a Washington DC. Un portavoce di Google ha detto al Wsj di non volere commentare i rumors ma di essere «contento della vostra copertura». Secondo Forrester Research, è da oltre due anni che Google sta lavorando sul fronte assicurativo.  

In Idaho per esempio Google ha la licenza a vendere polizze dall’agosto 2013. Il colosso tecnologico potrebbe dovere fare i conti con resistenze su due fronti: da un lato, le compagnie assicurative, riluttanti a condividere informazioni che in futuro potrebbero aiutare Google a competere contro di loro; dall’altro, le autorità competenti potrebbero mettere ancor più alle strette il gruppo, soprattutto in Europa. Nel Regno Unito per esempio - dove già offre assicurazioni auto e di viaggio - Google è accusata di schiacciare i rivali. 

Il focus di Google nel settore assicurativo online potrebbe accelerare un trend che ha visto Geico, divisione di Berkshire Hathaway, diventare protagonista. E Allstate Insurance ha lanciato vendite online dopo avere acquisito nel 2011 Esurance Insurance Services. Coloro che vendono polizze su Internet hanno costi inferiori rispetto a chi opera attraverso agenti.  

 

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