La Legge di Stabilità 2015 introdurrà una serie di novità anche per ciò che concerne il settore delle assicurazioni auto. All'orizzonte non si avvistano aggiornamenti di legge in grado di far risparmiare i cittadini del Belpaese, che continuano a pagare le polizze più care d'Europa. Chi volesse cercare di tagliare le spese può sempre contare sulle opportunità proposte dal libero mercato, magari ponendo le assicurazioni auto del settore a confronto prima di scegliere con chi stipulare la propria polizza. Legge di Stabilità 2015 rilancia la lotta all'evasione.

Tra le principali modifiche introdotte dalla Legge di Stabilità, l'articolo 44, comma 27 introduce importanti cambiamenti in fatto di lotta agli evasori, una delle piaghe maggiormente impattanti sul caro-polizze Made in Italy. Suddetto comma, infatti, sancisce una nuova politica in relazione alle rilevazioni telematiche. Prima dell'approvazione della Legge di Stabilità, era possibile rilevare eventuali auto-fantasma (quelle sprovviste di regolare assicurazione auto) solo in caso di infrazione del conducente. Tecnologie come autovelox, vergelius o i controlli nei presi delle ZTL venivano attivati sulle vetture colpevoli di infrazioni e, solo in quel caso, scattava un controllo sul mezzo. Ora, invece, i dispositivi potranno funzionare anche senza la presenza fisica di un'autorità che segnali eventuali infrazioni. In poche parole, anche le vetture su cui non vengano ravvisati comportamenti scorretti saranno soggette al controllo da parte delle apparecchiature, in modo da verificare la regolarità del mezzo.

In seguito a una irregolarità riscontrata, però, non scatterà alcuna notifica diretta della sanzione. L'automobilista colto in fallo verrà invitato a fornire i documenti mancanti entro i termini previsti, evitando ulteriori penalizzazioni pecuniarie.

Novità sul bollo per le auto storiche. La Legge di Stabilità 2015 introduce anche novità in merito al bollo, la tassa sulla proprietà del mezzo. Viene abolita, infatti, l'esenzione dal pagamento per autovetture e motovetture di età compresa fra i 20 e i 29 anni; l'esenzione resta valida per i veicoli di età superiore ai 30 anni. Tuttavia, diverse regioni d'Italia, a cominciare dalla Lombardia, hanno scelto di annullare il provvedimento della legge, stabilendo il rinnovo dell'esenzione. In Sicilia, tuttavia, non è ancora stata presa alcuna decisione ufficiale.

Scadenza dell'assicurazione: niente più notifiche. Ulteriore novità nel settore Rca introdotta dalla Legge di Stabilità 2015 riguarda la notifica di scadenza della polizza. Fino al 2014, l'automobilista riceveva a casa in formato cartaceo l'avviso della scadenza della copertura assicurativa, notificata dal Ministero dei Trasporti. Ora, in seno ai processi di dematerializzazione delle pratiche d'ufficio, tale notifica non verrà più inviata e gli automobilisti dovranno avere la premura (e la memoria) di verificare direttamente dal sito web del Ministero l'elenco pubblicato.

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Fra meno di un mese, secondo l'agenda del presidente del Consiglio, arriverà in consiglio dei ministri un pacchetto di leggi e decreti tra i quali il ddl sulla concorrenza (a firma del ministro dello Sviluppo Federica Guidi). Qui si parla di riduzione del 50% dei risarcimenti delle assicurazioni, un comparto che ha visto ridursi in 20 anni l'indice dei sinistri dal 15% al 6%, dove dalla liberalizzazione di metà anni Novanta al 2012 i sinistri sono diminuiti del 40 %, e in cui tuttavia i costi per l'utente (dati Adusfeb) sono cresciuti del 245%, da 391 a 1. 350 euro.

Se la questione è la concorrenza, e lo è visto che due terzi del mercato è condiviso da sole tre compagnie (Unipol/Fonsai, Allianz e Generali, in Francia sono una quarantina), se la debolezza competitiva denunciata dall'Antitrust viene risolta con l'aumento dei premi, "con le imprese più efficienti che preferiscono realizzare margini più elevati anziché competere" (Antitrust), non si vede perché il decreto affronti unicamente il nodo dei risarcimenti invece di stabilire regole che aumentino realmente la concorrenza.

Nella bozza del decreto, visionata da Marco Palombi del Fatto Quotidiano, ci sarebbe un provvedimento considerato un bel regalo alle assicurazioni, la riscrittura delle tabelle dei risarcimenti dei macro-danni (da 10 a 100 punti), quelli conseguenti a incidenti dove l'assicurato ha perso la vita, o un arto. Riscrittura che, come auspicato dall'Ania (l'associazione delle compagnie assicurative), diminuirà (se non viene modificato il decreto) della metà i risarcimenti, rispetto alle attuali tabelle fornite dal tribunale di Milano.

Il motivo di questo improvviso risveglio è semplice: proprio nel 2011 la Cassazione aveva stabilito che le tabelle nazionali già esistono e sono quelle – compilate in maniera scientificamente impeccabile – dal Tribunale di Milano. Solo che alle assicurazioni non piacciono: con quelle si paga troppo e infatti quelle del ministero tagliano i risarcimenti fino al 50 %. Ora il ddl Guidi-Renzi riprova laddove fallirono i padri e, pur di fare un favore alle assicurazioni, in tre righe tenta di resuscitare una delega al governo scaduta da sei anni.

Il colpo di frusta: quando una parola è di troppo. In principio fu Monti, ma ora Renzi supera e corregge il maestro: nessuno dovrà mai risarcire un "colpo di frusta". È andata così. Quando inizia la crisi le assicurazioni vanno in sofferenza, poi tornano agli utili con una cura semplice: aumento dei prezzi e abbattimento dei risarcimenti. A quest'ultima parte ci ha pensato il governo tecnico, che a inizio 2012 stabilì che i danni di lieve entità vanno risarciti solo se in presenza di un "accertamento clinico strumentale obiettivo".

Che significa? I medici legali delle compagnie non riconoscono mai i piccoli danni tipo il "colpo di frusta" e all'assicurato resta l'unica scelta di fare esami assai costosi per un risarcimento che potrebbe persino non coprirli. Risultato: quel capitolo è passato dal costare alle compagnie 2, 7 miliardi l'anno a poco più di uno. E che facevano, nel frattempo, i costi per gli utenti? Ovviamente aumentavano. La legge di Monti, però, lasciava ancora qualche spazio all'autonoma scelta del medico e qui arriva il ddl di Renzi: nessuno spazio alla constatazione "visiva" del danno. O fai gli esami clinici o niente soldi.

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Lunedì, 10 Novembre 2014 05:57

TFR e la preoccupazione degli Assicuratori

Non l'hanno presa bene gli assicuratori. Le novità sulla tassazione dei fondi pensione e la possibilità di poter "consumare" il Tfr in busta paga sono, secondo le compagnie, elementi pericolosi per il futuro del Paese. Arrivano proprio ora che la previdenza sta acquistando popolarità: secondo l'indagine sugli italiani e il risparmio di Acri e Ipsos, è infatti cresciuta dal 19% al 24% la quota di coloro che dichiarano di aver sottoscritto assicurazioni sulla Vita e fondi pensione, mentre salgono lievemente i possessori di fondi comuni (dal 12% al 14%), di azioni e titoli di Stato (entrambi dal 7% all'8%), risultano invece in discesa i possessori di libretti di risparmio (dal 23% al 22%).


«Quanto sta accadendo con la legge di stabilità appena resa nota dal governo è preoccupante – ha spiegato a «Plus24» Aldo Minucci, presidente dell'Ania –. La convinzione che traspare dalle scelte dell'esecutivo è che, determinando un aumento della capacità di spesa delle famiglie, da questo derivi una crescita dei consumi e, quindi, la ripartenza del ciclo economico. L'intenzione – continua Minucci –, di per sé è positiva ma nelle misure annunciate d'incremento della tassazione del risparmio previdenziale e della possibilità di anticipare a richiesta l'erogazione del Tfr, si intravede un messaggio diverso, quello di sacrificare il risparmio futuro in cambio di maggior consumi attuali».


Se così fosse ci sarebbe una proposta «debole sul piano culturale perché in piena contraddizione con il quadro di incentivi costruiti negli ultimi due decenni per favorire la previdenza integrativa a fronte di un parziale ritiro dello Stato – spiega Minucci –. Si finirebbe per penalizzare ulteriormente le nuove generazioni che sarebbero private di un quadro di sufficienti garanzie per il futuro». Ma simili scelte sarebbero discutibili anche sotto il profilo economico, ribadisce il presidente Ania. «Le risorse impiegate nel risparmio previdenziale non rimangono dentro un cassetto per decenni in attesa di essere restituite a chi le ha accumulate. Gli intermediari istituzionali, primi tra tutti gli assicuratori, le impiegano nel modo migliore in attesa di restituirle a chi le ha loro affidate. Si convertono investimenti che in prevalenza affluiscono allo Stato sotto forma di titoli pubblici, ma non solo. Servono a finanziare progetti di crescita produttiva, prestiti alle imprese, l'ammodernamento delle reti infrastrutturali del paese. È anch'esso un modo per incrementare la domanda interna. In conclusione – aggiunge il presidente Ania – la contrapposizione tra risparmio e aumento della domanda interna rappresenta una falsa rappresentazione dei problemi». La pensa in maniera un po' diversa Carlo Cimbri, amministratore delegato di UnipolSai assicurazioni, intervenuto all'Annual delle assicurazioni del Sole-24Ore. «Io sono da sempre un fautore della previdenza – spiega Cimbri –. Ma gli accantonamenti necessari per la pensione di scorta li può fare chi guadagna 2mila euro al mese. Ma chi ne guadagna 800 cosa potrà mai pianificare? Ben vengano dunque strumenti che consentono di aumentare i consumi, per uscire dall'empasse del Paese, e di allargare la torta».

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Un iter travagliato. Da alcune recenti statistiche risulta che i danni provocati dalle catastrofi naturali, nel periodo 1944/2012, sono costati allo Stato più di 240 miliardi di euro e, solo nel 2013, oltre 3 miliardi di euro. Si tratta di un risarcimento che non stupisce se si pensa che l'Italia è stato classificato come il secondo Paese europeo per rischio sismico e sesto per quello di inondazioni. Proprio in riferimento agli ultimi eventi intercorsi si è ritornati a discutere sulla eventuale necessità di introdurre una polizza anti-calamità obbligatoria per tutti gli edifici.

Per onor di cronaca è opportuno ricordare che nel lontano 2004, il testo delle finanziaria prevedeva una assicurazione obbligatoria sugli immobili che provocò un giudizio negativo da parte dell'Autorità Garante della concorrenza il quale ha osservato che "la soluzione prescelta con la disposizione in esame genera un assetto ibrido del settore che potrebbe compromettere l'esplicarsi della concorrenza a danno dei consumatori e del benessere complessivo". Successivamente, in sede di approvazione della Finanziaria 2007, fu presentato un emendamento che proponeva di destinare i 50 milioni di euro inizialmente stanziati per la polizza, ad un fondo di garanzia gestito dalla Consap, ossia dalla compagnia di assicurazione pubblica che gestisce già altri fondi. Il disegno di Legge estendeva ai "fabbricati privati" un Fondo di garanzia destinato ad avviare un regime assicurativo volontario per la copertura dei rischi derivanti da calamità naturali. Anche questo tentativo naufragò in quanto l'emendamento non trovò l'approvazione. Arriviamo al 2010 dove La Finanziaria 2010 destinò un miliardo di euro al Piano Straordinario contro il rischio idrogeologico. Infine è importante ricordare che la polizza contro i terremoti e le altre calamità era già stata prevista dal governo Monti, in occasione della riforma della Protezione Civile (D.L. 59/2012), ma non fu mai convertita in legge in quanto, in Parlamento, si intervenne per abolire l'art. 2 che prevedeva un regolamento di attuazione della polizza assicurativa per gli immobili privati su base volontaria al fine di "garantire adeguati, tempestivi ed uniformi livelli di soddisfacimento delle esigenze di riparazione e ricostruzione".

Le soluzioni adottate dagli altri Paesi. Gli altri Paesi esteri, come gli Stati Uniti, il Giappone, ma anche la Spagna e la Francia, per far fronte al rischio catastrofale, hanno optato per dei sistemi che si basano sulla collaborazione tra pubblico e privato, che ripartisce fra Stato e assicuratori la responsabilità del risarcimento in caso di sinistro. Mentre in Italia, il costo di tali risarcimenti viene ripartito tra i cittadini attraverso la fiscalità. Ma se finora questo modello di intervento ex post da parte della fiscalità generale si è rivelato in grado di affrontare situazioni di grande difficoltà, adesso le risorse pubbliche sembrano del tutto insufficienti a far fronte ad ulteriori risarcimenti ex post.

La proposta. Recentemente è stata avanzata una proposta, proveniente dal mondo assicurativo, secondo la quale lo Stato continui a partecipare a una predeterminata percentuale del danno subito, per esempio il 50%, e che la quota di rischio esclusa dall'intervento pubblico sia coperta da una polizza privata, di natura obbligatoria, sottoscritta dai proprietari di abitazione. Secondo gli addetti ai lavori, a beneficiare sarebbe oltre che i conti pubblici, anche i cittadini i quali godrebbero di una maggiore tempestività nei risarcimenti e di nuovi sgravi fiscali. Infatti, la soluzione deve prevedere incentivi fiscali volti a contenere i costi del sistema per gli assicurati, favorendo l'effettiva diffusione delle coperture. A ciò si deve aggiungere che i proprietari delle abitazioni, sostenendo una piccola spesa, potrebbero contare su risarcimenti certi e tempestivi. Senza contare il sistema virtuoso che la proposta innescherebbe sul versante della sicurezza: i prezzi delle coperture sarebbero correlati alle misure di prevenzione adottate dai proprietari, comportando una progressiva riqualificazione del patrimonio edilizio.

Le reazioni. Mentre il ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, guarda con favore a questa possibilità, per la strutturale riduzione del costo dei risarcimenti di almeno un miliardo di euro all'anno che produrrebbe, e si dice propensa a modificare l'attuale normativa, molti leggono questa proposta, per l'obbligatorietà che comporterebbe, come una nuova tassa sulla casa.

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