Nel 2016 entrerà in vigore, per il settore assicurativo, la nuova normativa Solvency II.

Si tratta di una sorta di governance, ovvero un insieme di regole alle quali le compagnie si devono attenere nell'ambito della loro attività, per la gestione dei rischi e la tutela del proprio patrimonio e della solvibilità.

Se n'è parlato a Milano, nell'ambito di un convegno organizzato all'Università Cattolica dal giornale delle Assicurazoni. Dario Focarelli, direttore generale dell'Ania, l'associazione nazionale che raggruppa le imprese assicuratrici: "Certamente c'è una maggiore attenzione alla gestione dei rischi, alla loro valutazione, al loro prezzo e quindi è una risistematizzazione del modo di operare delle compagnie d'assicurazione".

"Le modalità di valutazione sono molto più strutturate di quelle che erano prima e questa cosa qui ha un effetto indiretto sui prezzi, sulle coperture e sul modo in cui gli assicuratori si rivolgono ai clienti". Secondo le stime dell'Ania, nonostante la crisi e il generale clima di sfiducia da parte dei consumatori italiani, nel 2014 il comparto delle assicurazioni sulla vita ha registrato un incremento, rispetto all'anno precedente, di circa il 30% per un valore totale di 110 miliardi di euro.

"Il primo motivo - ha spiegato Focarelli - è che, con la riduzione dei tassi d'interesse sui titoli di Stato, le compagnie d'assicurazione, che continuano a garantire un rendimento significativo, sono diventate più attraenti del passato. Il secondo motivo, invece, è che la loro capacità di dare un risultato certo, o comunque stabile nel tempo, è importante quando i mercati finanziari hanno una forte volatilità".

Tra i temi toccati anche le modalità con lui le assicurazioni italiane stanno contribuendo ad allentare i vincoli al credito che gravano sulle piccole e medie imprese. Secondo un'indagine svolta dall'Ania, in collaborazione con il Cerved, sul rapporto tra coperture assicurative e tasso di fallimento delle Pmi, su un campione di 537mila imprese con meno di 250 dipendenti, a un'estensione delle garanzie assicurative corrisponderebbe sempre un ridotto rischio di credito, soprattutto in settori come edilizia e manifatturiero, un po' meno nel commercio e nei trasporti.

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Fra meno di un mese, secondo l'agenda del presidente del Consiglio, arriverà in consiglio dei ministri un pacchetto di leggi e decreti tra i quali il ddl sulla concorrenza (a firma del ministro dello Sviluppo Federica Guidi). Qui si parla di riduzione del 50% dei risarcimenti delle assicurazioni, un comparto che ha visto ridursi in 20 anni l'indice dei sinistri dal 15% al 6%, dove dalla liberalizzazione di metà anni Novanta al 2012 i sinistri sono diminuiti del 40 %, e in cui tuttavia i costi per l'utente (dati Adusfeb) sono cresciuti del 245%, da 391 a 1. 350 euro.

Se la questione è la concorrenza, e lo è visto che due terzi del mercato è condiviso da sole tre compagnie (Unipol/Fonsai, Allianz e Generali, in Francia sono una quarantina), se la debolezza competitiva denunciata dall'Antitrust viene risolta con l'aumento dei premi, "con le imprese più efficienti che preferiscono realizzare margini più elevati anziché competere" (Antitrust), non si vede perché il decreto affronti unicamente il nodo dei risarcimenti invece di stabilire regole che aumentino realmente la concorrenza.

Nella bozza del decreto, visionata da Marco Palombi del Fatto Quotidiano, ci sarebbe un provvedimento considerato un bel regalo alle assicurazioni, la riscrittura delle tabelle dei risarcimenti dei macro-danni (da 10 a 100 punti), quelli conseguenti a incidenti dove l'assicurato ha perso la vita, o un arto. Riscrittura che, come auspicato dall'Ania (l'associazione delle compagnie assicurative), diminuirà (se non viene modificato il decreto) della metà i risarcimenti, rispetto alle attuali tabelle fornite dal tribunale di Milano.

Il motivo di questo improvviso risveglio è semplice: proprio nel 2011 la Cassazione aveva stabilito che le tabelle nazionali già esistono e sono quelle – compilate in maniera scientificamente impeccabile – dal Tribunale di Milano. Solo che alle assicurazioni non piacciono: con quelle si paga troppo e infatti quelle del ministero tagliano i risarcimenti fino al 50 %. Ora il ddl Guidi-Renzi riprova laddove fallirono i padri e, pur di fare un favore alle assicurazioni, in tre righe tenta di resuscitare una delega al governo scaduta da sei anni.

Il colpo di frusta: quando una parola è di troppo. In principio fu Monti, ma ora Renzi supera e corregge il maestro: nessuno dovrà mai risarcire un "colpo di frusta". È andata così. Quando inizia la crisi le assicurazioni vanno in sofferenza, poi tornano agli utili con una cura semplice: aumento dei prezzi e abbattimento dei risarcimenti. A quest'ultima parte ci ha pensato il governo tecnico, che a inizio 2012 stabilì che i danni di lieve entità vanno risarciti solo se in presenza di un "accertamento clinico strumentale obiettivo".

Che significa? I medici legali delle compagnie non riconoscono mai i piccoli danni tipo il "colpo di frusta" e all'assicurato resta l'unica scelta di fare esami assai costosi per un risarcimento che potrebbe persino non coprirli. Risultato: quel capitolo è passato dal costare alle compagnie 2, 7 miliardi l'anno a poco più di uno. E che facevano, nel frattempo, i costi per gli utenti? Ovviamente aumentavano. La legge di Monti, però, lasciava ancora qualche spazio all'autonoma scelta del medico e qui arriva il ddl di Renzi: nessuno spazio alla constatazione "visiva" del danno. O fai gli esami clinici o niente soldi.

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Nella lista delle emergenze è ormai entrato a pieno titolo il dissesto del territorio italiano - terremoti, frane e alluvioni stanno quasi mettendo in ginocchio intere regioni e il loro tessuto economico industriale - il Paese ha l'occasione per raggiungere due obiettivi: mettere in sicurezza le aree più esposte al rischio di calamità e creare, con gli investimenti necessari sulle infrastrutture, nuove e importanti opportunità di lavoro, come scrive il Sole 24 Ore.

In questo senso, il Piano Italia Sicura da 9 miliardi di investimenti sulle aree a rischio appena lanciato dal governo rappresenta un passo importante sotto entrambi i profili.

Il mondo delle assicurazioni è ovviamente interessato a questa svolta: la copertura assicurativa è, infatti, uno dei cardini per arginare i danni crescenti da terremoti e alluvioni, di cui oggi si fa carico lo Stato con i soldi dei contribuenti. Con costi ovviamente crescenti: per affrontare seriamente il rischio catastrofale – dalle alluvioni, alle frane ai terremoti – l'Ania, l'associazione delle imprese assicurative, ha calcolato che servano non meno di 30 miliardi di euro.

In Francia privati e imprese sono obbligati a stipulare una polizza antincendio sugli immobili, che contiene una clausola contro le calamità naturali, con le compagnie di assicurazioni private e lo Stato interviene con una società di riassicurazione pubblica che offre alle compagnie la possibilità di riassicurarsi a un tasso fisso di cessione.

Anche in Spagna l'assicurazione è obbligatoria.

E in Italia? Secondo uno studio realizzato due anni fa dall'Ania assieme al broker Guy Carpenter su dati Istat, introdurre l'obbligatorietà di queste polizze non sarebbe eccessivamente oneroso per i cittadini.

Il risultato, infatti, è un costo medio attorno ai 75 euro per unità abitativa, di cui 67 euro annui per ogni casa al Nord Italia, 91 euro al Centro e di 72 euro al Sud.

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