Martedì, 17 Febbraio 2015 23:39

Perché servirsi di un assicuratore.

La natura della vita cosciente di ogni essere senziente è fatta della nascita di bisogni e nella loro soddisfazione. Tutti i risultati dell'evoluzione in ogni sua forma vengono dalla necessità di risolvere un problema e, quando se ne risolve uno, ne spuntano a catena, come rami di un albero, altri più o meno complessi. Acceso il fuoco puoi chiederti, per esempio, quale sia il tempo di cottura dell'animale appena cacciato. Appena capito che è meglio vivere al coperto, puoi chederti in quanti si può viverci sotto prima di soffrire per la puzza. Quando ti accorgi che il cellulare è meglio del telefono fisso, non sai quale utilizzare se chiami qualcuno da casa. Il problema è nella natura umana, c'è poco da fare!

E meno male!

Perché niente di quello che oggi conosciamo, utile o meno utile, morale e immorale, gradevole o meno... esisterebbe se non per il bisogno di qualcuno il qualche parte del mondo in un momento qualsiasi. Se qualcuno non si fosse posto il problema di conoscere lo spazio sopra di noi, non avremmo assistito a migliaia di scoperte e invenzioni. Senza il bisogno di comunicare, non ci sarebbero il telefono, la posta, internet...

La guerra nasce da un bisogno, la pace nasce da un bisogno, l'omicidio nasce da un bisogno, salvare la vita a qualcuno nasce da un bisogno. Bisogni buoni e bisogni cattivi? Forse si, forse no, sicuramente è sbagliato il modo in cui si punta a soddisfarli.

Oggi non mi interessa indagare il grado di moralità delle conseguenze di un problema, mi interessa, invece, capire l'utilità dello svolgimento, del modo in cui essi si risolvono. Torniamo un attimo sui banchi di scuola, la maestra assegna tre problemi, tutti uguali, c'è chi per capire e imparare dovrà farne uno, chi due, chi tutti e tre e chi l'indomani li copierà per incapacità o noia. Per lo studente più sveglio il secondo e il terzo sono inutili, avrebbe potuto tranquillamente saltarli senza riportare conseguenze. Quindi esistono problemi il cui svolgimento non comporta un effetto positivo per il risolutore o almeno l'effetto positivo sperato e voluto. Se la maestra fosse stata migliore, allo studente sveglio avrebbe assegnato solo il problema numero uno e non gli avrebbe fatto perdere del tempo a risolvere (meccanicamente) il secondo e il terzo, sottraendolo ai problemi delle altre materie.

Quando il bisogno è stato soddisfatto, occuparsene ancora è inutile e dannoso in termini di tempo.
La vita di un essere umano è un insieme grande, ma limitato, di bisogni, a ciascuno dei quali egli deve dedicare un certo quantitativo di tempo. Deve lavorare, per guadagnare. Deve risparmiare, per assicurare un futuro e se stesso e a propri cari. Deve comprare beni e servizi, per piacere o per necessità. Ci sono doveri piacevoli e doveri spiacevoli. Lavorare può essere bello, se si ha la fortuna di poter svolgere il lavoro che si vuole. Un'uscita di denaro può essere piacevole, quando il sacrificio coincide o è inferiore al beneficio. Tuttavia, credo di poter affermare che, nella maggior parte dei casi e per la maggior parte degli individui, sono più i problemi che nascondono aspetti sgradevoli, rispetto a quelli che rappresentano opportunità per un benessere maggiore. Avere al proprio fianco un consulente assicurativo fidato, preparato e consapevole, può voler dire risolvere, in modo quasi indolore, i problemi che comporta la soddisfazione dei bisogni.

 

Fonte: #megliolapolizzaoggi

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L'IVASS, l'istituto di Vigilanza italiano sulle assicurazioni, non solo tutela il cittadino in prima persona, ma lo aiuta anche a tutelarsi da solo. Infatti nel suo portale sull'educazione assicurativa sono presenti una serie di manuali da scaricare, stampare e leggere, tra qui l'interessante "Le polizze connesse ai mutui e ai finanziamenti".

Spesso il binomio polizza-mutuo/finanziamento, rappresenta un'incognita per chi ne deve stipulare uno. Infatti le Payment Protection Insurance sono nate con lo scopo di proteggere il consumatore nel caso avvenga un evento che gli impedisca di continuare a pagare. Certo, protezione per il consumatore ma soprattutto per le banche, che vedono così tutelati i propri investimenti. E' necessario quindi capire bene perchè accollarsi un'ulterire spesa, oltre a quella già pesante del mutuo.

Comunque questo interessante manuale è diviso in 3 parti. Nella prima si spiega in maniera molto chiara cosa sono le polizze legate a mutui e finanziamenti, a cosa servono, che ne esistono sia di collettive che di individuali e quali aspetti è meglio valutare prima di stipularne una. Vengono poi trattati i casi specifici di polizze che proteggono da infortuni, malattie, caso morte e perdita del lavoro.

Nella seconda parte invece si spiega cosa è necessario fare prima di stipulare una di queste polizze. Dovete quindi controllare che il prodotto sia adeguato a ciò che state cercando, controllare i documenti contrattuali, cosa dovete fare se c'è un sinistro, per avere un indennizzo o se si estingue anticipatamente il mutuo.

C'è infine un'utile sezione che spiega come poter presentare un reclamo in caso di necessità ed un mini glossario con tutti i termini più utilizzati.

Si tratta di uno strumento davvero utile, per chi decide di stipulare un mutuo o chiedere un finanziamento, e nella stessa sezione è possibile trovare altri manuali dedicati alle assicurazioni della responsabilità civile, alle assicurazioni r.c. auto e alle assicurazioni vita, solo per citarne alcuni.

Conoscere è sempre il miglior metodo di difesa: soprattutto in campo assicurativo!

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Ancora oggi sono tantissime le vetture che circolano in Italia senza assicurazione. Il 5 per cento dei veicoli che circolano sulle strade non sono in regola.

Ancora oggi sono tantissime le vetture che circolano in Italia senza assicurazione, oltre 3 milioni e 800 mila. Non parliamo del fatto che non hanno il contrassegno di solito posto sul parabrezza, ma proprio non sono registrate e quindi assicurate per la circolazione su strada.

I dati che si leggono indicano che nelle nostre strade il 5 per cento dei veicoli che circolano non sono in regola con la copertura assicurativa.

Effettivamente questo dato è sconcertante se si pensa al pericolo che questi automobilisti potrebbero creare non solo a loro ma all’intera società civile.

Non stiamo parlando di pochi veicoli, ma da quanto è emerso dai controlli effettuati, in un unico giorno, da Nord a Sud Italia dalla Polizia stradale. E proprio nel sud del Paese la drammatica percentuale raddoppiata raggiungendo e superando, in alcune province, il 10%.

Qui l’educazione civica e la legalità non hanno certamente trasmesso il giusto sapere, i numeri indicano che in Italia circolano su strada circa 4 milioni di veicoli non assicurati. Se si vuole parlare in % sappiamo che ci aggiriamo intorno al 7-8% del totale degli automezzi; con punte di 11,9% al sud del Paese.

Ma la domanda che molti si pongono è cosa rischiano tutti quegli automobilisti trovati con un veicolo non assicurato?

Il codice della strada all’articolo 193 stabilisce che i veicoli a motore senza guida di rotaie, compresi i filoveicoli e i rimorchi, non possono essere posti in circolazione sulla strada senza la copertura assicurativa a norma delle vigenti disposizioni di legge sulla responsabilità civile verso terzi.

Lo stesso dettato normativo, ha previsto l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria di € 848,00, oltre alla sanzione accessoria di cui all’articolo 13, terzo comma, della Legge 24 novembre 1981, n. 689, che impone all’organo accertatore di ordinare l’immediata circolazione sulla strada del veicolo e che il veicolo stesso sia in ogni caso prelevato, trasportato e depositato in luogo non soggetto a pubblico passaggio, individuato in via ordinaria dall’organo accertatore o, in caso di particolari condizioni, concordato con il trasgressore.

Quando l’interessato effettua il pagamento della sanzione, corrisponde il premio di assicurazione per almeno sei mesi e garantisce il pagamento delle spese di prelievo, trasporto e custodia del veicolo sottoposto a sequestro, l’organo di polizia che ha accertato la violazione dispone la restituzione del veicolo all’avente diritto, dandone comunicazione al prefetto.

È opportuno precisare che si può essere soggetti a sanzione amministrativa anche non circolando con un veicolo scoperta da assicurazione. Un veicolo parcheggiato in strada o in un’area pubblica, senza regolare contrassegno o scaduto, può essere soggetto a contravvenzione. Il soggetto che, per diverse motivazioni, non intende rinnovare la polizza al proprio veicolo deve parcheggiarlo in zone private, non aperte alla pubblica circolazione.

Una domanda che spesso viene posta è nel caso di incidente con veicolo non assicurato che cosa occorre fare?

In caso che un cittadino utente sia coinvolta in un sinistro stradale e la controparte non ha provveduto alla stipula del contratto assicurativo, quindi di fatto siamo in presenza di un veicolo non assicurato, si può ugualmente ottenere un risarcimento, ovviamente in assenza di propria colpa e/o responsabilità.

In casi analoghi interviene il Fondo di Garanzia per le Vittime della Strada (istituito con legge del 1969 e oggi amministrato dalla Consap. Il Fondo è alimentato da una quota % (il 2,5%) sui premi pagati dagli automobilisti alle assicurazioni per le polizze assicurative.

È bene chiarire che il Fondo interviene proprio nei casi di sinistri che coinvolgono veicoli non identificati, oppure non assicurati o ancora assicurati con imprese poste in liquidazione coatta amministrativa.

Lo stesso istituto prevede pure la possibilità che il veicolo sia posto in circolazione contro la volontà del proprietario o dell’obbligato solidale e pure per il caso di veicoli esteri con targa non corrispondente.

Le persone rimaste danneggiate hanno l’obbligo di inoltrare richiesta, con apposito modulo di risarcimento danni, con raccomandata A.R alla Consap e all’impresa assicuratrice competente per il luogo dove è avvenuto l’incidente.

Per consultare l’elenco delle compagnie designate si deve accedere al sito della Consap.

Circostanza da tenere in considerazione è che, in tali casi, è previsto un massimale di legge attualmente pari a 2,5 milioni di euro per i danni alle persone e 500.000 euro per quelli alle cose. Nel caso in cui vi siano vittime, a seguito del sinistro, la procedura potrà essere avviata dai familiari/eredi della vittima con le stesse modalità.

Il Fondo, dopo aver valutato la richiesta, che deve essere avvalorata da apposite perizie e dalle dichiarazioni dell’organo di polizia stradale intervenuto per i rilievi di rito, da cui si rilevano i danni, l’identità delle persone coinvolte e delle cose, nonché la località ove si è verificato il sinistro stradale in questione.

Questo induce che è bene soffermarsi a pensare sulle altre conseguenze, ancora peggiori, alle quali si può incorrere se si omette di pagare il contratto assicurativo per la Responsabilità Civile del veicolo, senza contare le implicazioni civili e penali che potrebbero essere insormontabili in caso di incidente.

Assicurate i vostri veicoli, per la vostra e l’altrui tranquillità!

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Libera Mente, già riconosciuto come uno dei migliori prodotti assicurativi del mercato, si arricchisce introducendo nuove garanzie e strumenti per proteggere le famiglie dai gravi imprevisti

MetLife, Compagnia leader a livello mondiale nell’offerta di prodotti assicurativilancia sul mercato Libera Mente Più, la nuova polizza Temporanea Caso Morte (TCM) studiata per tutelare lo stile di vita della famiglia.

Libera Mente Più è una polizza che assicura un capitale costante fino a 1 milione e mezzo di Euro in caso di decesso e che permette di integrare la copertura con numerose nuove opzioni, oltre alla già disponibile invalidità permanente totale. Libera Mente Più, infatti, nasce dall’evoluzione del precedente Libera Mente, prodotto già pluripremiato dai professionisti del settore e riconosciuto come una delle migliori TCM del mercato per semplicità e convenienza. MetLife ha confermato le tariffe convenienti e le modalità assuntive del prodotto base arricchendolo di nuove garanzie opzionali che rendono la polizza più completa e personalizzata per incontrare le esigenze dei clienti.

In particolare la nuova polizza offre l’opportunità di raddoppiare il capitale se il decesso è causato da un infortunio e, ancora, di raddoppiarlo o di triplicarlo in caso sia causato da un incidente stradale offrendo la possibilità di adattare il prodotto alle proprie abitudini di vita. Inoltre, Libera Mente Più prevede che in caso di invalidità permanente totale il cliente sia esonerato dal pagamento dei premi per il rischio di decesso, rimanendo così protetto gratuitamente per il resto della durata della polizza.

Libera Mente Più permette di creare pacchetti personalizzati in base alle caratteristiche familiari e professionali del cliente che desidera assicurarsi, permettendo di aumentare il livello di sicurezza offerto alla famiglia secondo le esigenze e le capacità di spesa.

Ad esempio è possibile assicurare un giovane quarantenne che usa molto l’auto per lavoro per una durata di 20 anni con soli 28 euro al mese e garantendogli un capitale fino a 300.000 euro in caso di decesso dovuto a un incidente stradale, oltre alle garanzie decesso da ogni causa e decesso da infortunio generico. La polizza, inoltre, diverrebbe gratuita in caso di invalidità grave dell’assicurato.

Tale polizza, in assenza di problemi di salute dell’assicurato, può essere emessa direttamente dall’intermediario grazie alle modalità assuntive snelle del prodotto che ne rendono semplice e immediata la gestione, senza necessità di attesa o di documentazione medica.

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C'è un progetto per abolire il traghettamento ferroviario nello Stretto di Messina? Però parte l'alta velocità ferroviaria nell'Isola.

Le prove generali del traghettamento a piedi fra le due sponde calabresi e siciliane erano state effettuate a Pasqua 2009, e dopo circa sei anni si ripresenta per i Siciliani lo spettro del definitivo traghettamento dei treni da e per il nord.

Ritenevamo che il problema a distanza di tempo fosse rientrato ed invece no, si ripresenta in maniera molto più grave con il definitivo smantellamento della continuità territoriale. Smantellamento che non tiene conto ne dei servizi che devono essere assicurati ai cinque milioni di Siciliani ne delle cinquecento famiglie che vedranno scomparire le risorse finanziarie per il loro sostentamento, tenuto conto che c'è ancora aperta la questione degli ex dipendenti Ferrotel.

C'è un progetto per abolire i traghetti Fs? Siamo convinti di si!

Con un tempismo da record, mentre sono ancora in dubbio le sorti del traghettamento, il 23 gennaio alla Kore di Enna si teneva il tavolo tecnico per la presentazione della mega opera della Palermo-Catania che nel Contratto di programma 2012-2016 ha solo 829 milioni di finanziamento. Tre stranezze. La prima:- quest'opera non ha tutte le coperture finanziare per l'intero percorso. La seconda:- quest'opera fa parte del cosiddetto Corridoio "Scandinavia-Mediterraneo" della Rete Trans-Europea di trasporto ferroviario e non è immaginabile pensare di chiudere lo Stretto al traghettamento dei treni. La terza:-che con la somma complessiva del finanziamento previsto per la realizzazione della sola Palermo-Catania (5.757 milioni) si potrebbero raddoppiare e velocizzare la Pa-Me (Castelbuono-Patti), la Me-Ct (Giampilieri-Fiumefreddo), la Catania Acquicella-Siracusa, la velocizzazione della Siracusa-Ragusa-Gela-Calatnissetta e per ultimo la velocizzazione della Trapani-Palermo.

Ma si continua a parlare solo ed esclusivamente della Palermo-Messina-Catania con un costo totale nel Contratto di programma 2012-2016 di 8.613 milioni di euro ma al momento le uniche e sole risorse previste sono 829 milioni di euro.

Ritornando sulle problematiche della dismissione del progetto di traghettamento, in pochi hanno il coraggio di prendere posizione nei confronti di un governo che sta finendo di affossare la Sicilia da tutti i punti di vista. Si ha la sensazione che il governo e RFI non giochino a carte scoperte, di certo un piano per la smobilitazione dello Stretto c’è, ma dipenderà di sicuro dalle prese di posizione dei governatori di Calabria e Sicilia, i quali assieme dovranno far sentire i loro bisogni di mobilità costringendo il governo a far mantenere il rispetto della continuità territoriale ferroviaria sullo Stretto.

Il nodo sta tutto qui e nei “Corridoi Europei della Rete TEN”.

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Si tratta di una nuova truffa on line il cui aumento significativo è stato registrato negli ultimi giorni dalla Polizia Postale e delle Telecomunicazioni di Catania. Nei messaggi si avvisa che si deve essere rimborsati per alcuni acquisti fatti. "Cestinare il messaggio immediatamente" è l'avviso degli investigatori.

Mail sospette da cestinare immediatamente. E' l'avviso lanciato dalla Polizia Postale che invita gli utenti a non aprire assolutamente gli allegati di alcune e-mail sospette. Si tratta di una nuova truffa on line il cui aumento significativo è stato registrato negli ultimi giorni dalla Polizia Postale e delle Telecomunicazioni di Catania, che mette in guardia gli utenti del web da attacchi del tipo ransomware con CryptoLocker o simili, cioè malware con cui criminali infettano il computer, criptano i dati della vittima e richiedono un pagamento per la decrittazione, causando anche gravi danni ai computer ed ai server di privati, aziende e professionisti.

Nei messaggi di posta elettronica, inviati anche ad indirizzi istituzionali, si avvisa che si deve essere rimborsati per alcuni acquisti fatti e poi resi al venditore o nei quali si invia documentazione contabile, per cui si chiede di scaricare un modulo allegato.

Gli investigatori sottolineano che quando si scarica il modulo si installa un virus nel computer che cripta tutti i file in esso contenuti. Viene poi chiesto di effettuare un pagamento in Bitcoin, la moneta virtuale non tracciabile, per sbloccare il computer, ma il pagamento non da' la certezza che i dati siano resi fruibili.

 

 

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Oltre 30 mila cause promosse contro i medici ogni anno. E non è un caso che 9 professionisti su 10, pur in assenza di una normativa di riferimento, hanno contratto una polizza assicurativa ancora prima che questa diventasse un obbligo di legge. Del resto, come testimoniano i numeri di un sondaggio realizzato dall'Osservatorio Internazionale della Sanità in collaborazione con l'Ordine dei medici-chirurghi e odontoiatri (Omceo) di Roma e presentato ieri alla presenza tra gli altri, del sottosegretario alla salute Vito De Filippo, il 15% dei medici ha avuto nell'ultimo anno una controversia legale con un paziente, e l'80% ha paura di una denuncia pretestuosa solo per ottenere un risarcimento.

Un fenomeno che incide pure sulle casse dello stato.

Perché anche se oltre il 90% dei contenziosi termina in assoluzione o archiviazione, il ricorso alla cosiddetta medicina difensiva, cioè della prescrizione di più esami di quelli necessari, costa all'intera collettività oltre 12 miliardi. Ecco perché, come ha dichiarato il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, nel messaggio inviato ai ricercatori dell'Ois, è necessario «un intervento più organico e veramente risolutivo, che non sia la ricerca dell'impunità per i professionisti che sbagliano, ma che, al contrario, assicurando la giusta serenità a questi ultimi, riduca, sino a eliminarli, i casi di malpractice, erogando un'effettiva tutela al diritto costituzionale alla salute».

Neppure l'atteso Dpr (attuativo della legge Balduzzi n. 158/2012) ora al Consiglio di stato, che avrebbe dovuto agevolare la copertura assicurativa per le specialità a rischio, circoscrivere le responsabilità dei medici e limitare i costi dei risarcimenti, sarà sufficiente, secondo gli addetti ai lavori, a sanare il sistema. «Serve una normativa organica», ha precisato De Filippo, «per dare un orientamento su tutti gli aspetti di questa problematica». Il decreto Balduzzi, ha commentato Dario Focarelli, direttore generale dell'Ania, prevedeva degli interventi positivi che però non sono stati attuati. «Serve, invece, una ridefinizione precisa delle responsabilità, è necessario approvare le tabelle (pronte da anni, ma mai approvate) per il risarcimento del danno biologico, utili per l'assicurato e per il medico, e poi si deve puntare su un risk management nelle strutture sanitarie». Le nuove norme inoltre dovranno regolare il delicato aspetto delle spese assicurative, ormai esorbitanti e insostenibili. Una polizza, ha detto Roberto Lala, presidente dell'ordine dei Medici di Roma, «può aver un costo che varia dai 300 euro a 25 mila», specificando che gli specialisti a maggior rischio apertura di un contenzioso da parte di un paziente sono i chirurghi plastici, i ginecologi e gli ortopedici. Un nodo quello dei costi da non sottovalutare visto che, sempre secondo la ricerca, meno del 10% dei professionisti sarebbe disposto a impegnare oltre il 5% del suo reddito per un'assicurazione, mentre il 51% degli intervistati preferisce non avere una franchigia per il risarcimento dei danni.

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Fra meno di un mese, secondo l'agenda del presidente del Consiglio, arriverà in consiglio dei ministri un pacchetto di leggi e decreti tra i quali il ddl sulla concorrenza (a firma del ministro dello Sviluppo Federica Guidi). Qui si parla di riduzione del 50% dei risarcimenti delle assicurazioni, un comparto che ha visto ridursi in 20 anni l'indice dei sinistri dal 15% al 6%, dove dalla liberalizzazione di metà anni Novanta al 2012 i sinistri sono diminuiti del 40 %, e in cui tuttavia i costi per l'utente (dati Adusfeb) sono cresciuti del 245%, da 391 a 1. 350 euro.

Se la questione è la concorrenza, e lo è visto che due terzi del mercato è condiviso da sole tre compagnie (Unipol/Fonsai, Allianz e Generali, in Francia sono una quarantina), se la debolezza competitiva denunciata dall'Antitrust viene risolta con l'aumento dei premi, "con le imprese più efficienti che preferiscono realizzare margini più elevati anziché competere" (Antitrust), non si vede perché il decreto affronti unicamente il nodo dei risarcimenti invece di stabilire regole che aumentino realmente la concorrenza.

Nella bozza del decreto, visionata da Marco Palombi del Fatto Quotidiano, ci sarebbe un provvedimento considerato un bel regalo alle assicurazioni, la riscrittura delle tabelle dei risarcimenti dei macro-danni (da 10 a 100 punti), quelli conseguenti a incidenti dove l'assicurato ha perso la vita, o un arto. Riscrittura che, come auspicato dall'Ania (l'associazione delle compagnie assicurative), diminuirà (se non viene modificato il decreto) della metà i risarcimenti, rispetto alle attuali tabelle fornite dal tribunale di Milano.

Il motivo di questo improvviso risveglio è semplice: proprio nel 2011 la Cassazione aveva stabilito che le tabelle nazionali già esistono e sono quelle – compilate in maniera scientificamente impeccabile – dal Tribunale di Milano. Solo che alle assicurazioni non piacciono: con quelle si paga troppo e infatti quelle del ministero tagliano i risarcimenti fino al 50 %. Ora il ddl Guidi-Renzi riprova laddove fallirono i padri e, pur di fare un favore alle assicurazioni, in tre righe tenta di resuscitare una delega al governo scaduta da sei anni.

Il colpo di frusta: quando una parola è di troppo. In principio fu Monti, ma ora Renzi supera e corregge il maestro: nessuno dovrà mai risarcire un "colpo di frusta". È andata così. Quando inizia la crisi le assicurazioni vanno in sofferenza, poi tornano agli utili con una cura semplice: aumento dei prezzi e abbattimento dei risarcimenti. A quest'ultima parte ci ha pensato il governo tecnico, che a inizio 2012 stabilì che i danni di lieve entità vanno risarciti solo se in presenza di un "accertamento clinico strumentale obiettivo".

Che significa? I medici legali delle compagnie non riconoscono mai i piccoli danni tipo il "colpo di frusta" e all'assicurato resta l'unica scelta di fare esami assai costosi per un risarcimento che potrebbe persino non coprirli. Risultato: quel capitolo è passato dal costare alle compagnie 2, 7 miliardi l'anno a poco più di uno. E che facevano, nel frattempo, i costi per gli utenti? Ovviamente aumentavano. La legge di Monti, però, lasciava ancora qualche spazio all'autonoma scelta del medico e qui arriva il ddl di Renzi: nessuno spazio alla constatazione "visiva" del danno. O fai gli esami clinici o niente soldi.

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A Catania, dal 9 febbraio prossimo, sarà disponibile la 'Catania Card'.

Quest'ultima consentirà la visita di tutti i musei comunali e del Museo Diocesano e di viaggiare su tutti i mezzi di trasporto urbano dell'Amt (Alibus compreso) e l'utilizzo della Metropolitana.

"Con la Catania Card – ha dichiarato il primo cittadino Enzo Bianco – la nostra città si mette al passo con le grandi metropoli europee ed alle poche città italiane che si sono così attrezzate. La nostra città ha una grande capacità di attrazione di turismo culturale per ragioni connesse ad una storia lunga 2.800 anni. La Card e gli eventi di grande valore in programmazione al Castello Ursino e al Palazzo della Cultura daranno una grande contributo allo sviluppo del turismo a Catania".

La Catania Card è dunque il prodotto di un accordo tra il Comune di Catania, l'Amt e l'Arcidiocesi di Catania.

Sono previste diverse opzioni: singola per 1 giorno che costerà 12 euro e 50 centesimi; singola 3 giorni, 16 euro e 50 centesimi; singola 5 giorni, 20 euro; Family (2 adulti e due minori fino a 13 anni) 1 giorno, 23 euro; Family 3 giorni, 30 euro e 50 centesimi; Family 5 giorni, 38 euro.

La Catania Card consentirà di usufruire di diverse agevolazioni presso alberghi, ristoranti ed esercizi in generale.

La carta sarà in vendita nei punti di distribuzione dei titoli di viaggio dell'Amt, nei musei comunali e negli uffici preposti ai servizi turistici.

"Quello che presentiamo è un pacchetto su cultura e turismo che intende accrescere l'attrazione della città su tali versanti. – ha aggiunto l'assessore alla Cultura e al Turismo Orazio Licandro - La reputazione nell'ultimo anno è migliorata, con queste iniziative contiamo di compiere un altro bel passo in avanti. Catania ha una strategia precisa per il turismo e nella valorizzazione dei suoi beni culturali. Un altro forte elemento strutturale in questo senso è il Castello Ursino. La sua fruibilità completa è un altro tassello fondamentale nella nostra strategia generale".

Presentato, dunque, anche il programma che prevede quattro importanti mostre nei prossimi mesi. 'Artisti di Sicilia. Da Pirandello a Iudice', dal 16 gennaio al 16 marzo al Castello Ursino e al Palazzo della Cultura dove sarà ospitata una sezione curata dall'Accademia di belle Arti (Artisti di Sicilia emergenti) dove saranno ospitate le opere di alunni dell'Accademia. 'Diva Agata di Antonio Santacroce', dal 30 gennaio al 30 marzo al Castello Ursino; la mostra si propone come evento espositivo che illustra l'intera produzione dell'artista l'iconografia e contemporaneamente come l'occasione per fare del Castello Ursino, luogo simbolo della città, un centro propulsore di cultura figurativa in cui l'iconografia della tradizione agatina trova un nuovo inedito spazio.Fiore all'occhiello di questa programmazione è la mostra 'Picasso: l'eclettissimo di un genio dal 30 marzo al 30 maggio al Castello Ursino; la mostra, attraverso un corpo espositivo di più di 170 opere tra olii, ceramiche, disegni, serigrafie, fotografie e incisioni, racconterà l'eccletticità del genio incontrastato del '900 e farà di Catania una grande vetrina. Infine, 'pittura e scultura italiana' dal 16 maggio al 30 giugno al Palazzo della Cultura; circa 30 artisti tra i maggiori rappresentanti italiani della Nuova Figurazione fra i quali tra gli altri Aron Demetz, Giuseppe Bergomi, Alessandro Papetti, Velasco Vitali, Agostino Arrivabene, Livio Scarpella e Nicola Verlato.

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Sono stati pochi gli sguardi sorpresi quando Prudential plc, uno dei giganti delle assicurazioni a livello mondiale, ha deciso di fare il suo primo passo sul continente africano. Quando cioè la importante società di base a Londra ha comprato una discreta parte della compagnia Express Life in Ghana. «Ma anche il Kenya e la Tanzania potrebbero diventare le nostre prossime mete», ha recentemente spiegato l'ivoriano Tidjane Thiam, Ceo della Prudential.

«Vogliamo costruire il nostro business in maniera organica, usando l'esperienza con i mercati emergenti in Asia – ha continuato Thiam – , poiché in Africa le sfide sono molto simili». Secondo i dati della compagnia assicurativa Swiss Re, «la regione sub-sahariana, senza contare il Sudafrica, copre appena lo 0.2% del mercato assicurativo mondiale». In un ambiente così inesperto rispetto al mondo delle assicurazioni, i rischi sono molteplici tanto quanto le opportunità.
«Uno dei problemi principali è evitare di concepire l'Africa come un Paese solo – afferma Jonathan Holden, capo della Innovation Group che ha un ufficio in Sudafrica –. La realtà è rappresentata da 54 Paesi con sistemi legali e monetari differenti. Non è quindi una questione di niente o tutto». In Kenya, la più grande economia dell'Africa orientale, le assicurazioni coinvolgono spesso i servizi obbligatori collegati al settore dei motori.

Una dinamica simile avviene in Sudafrica, il più grande mercato dell'Africa con un premio assicurativo totale di 54,4 miliardi di dollari nel 2012. Invece, in Angola e Nigeria, le due più grandi potenze petrolifere del continente, le società d'assicurazione puntano soprattutto al mondo dell'energia. «Rispetto ai premi assicurativi totali calcolati per il 2012 – conferma un rapporto della A.M. Best Company, società statunitense di rating –, i premi provenienti da Sudafrica, Marocco, Nigeria, Egitto, Kenya, Algeria e Angola rappresentano il 90,1%». La povertà che attanaglia l'intero continente nero è uno dei maggiori indici per le assicurazioni che vogliono investire in Africa.

Nonostante questo, sarebbe un errore credere che le assicurazioni prendano di mira solo la crescente borghesia africana. «Guadagnare poco ti fa rimanere sveglio la notte pensando alla possibilità di poter perdere tutto quel poco che hai», commenta Andrew Kuper, fondatore di LeapFrog, un fondo per la micro finanza che investe nelle assicurazioni in Nigeria, Tanzania e Uganda. Tra i clienti della Express Life ghaneana, per esempio, 9 su 10 guadagnano meno di 10 dollari al giorno, mentre un quinto vive con meno di 2,50 dollari al giorno. Inoltre, i servizi offerti possono costare fino a un minimo di 70 centesimi di dollaro.

Purtroppo rimangono ancora molto recenti e ridotte le statistiche sul mondo delle assicurazioni in Africa. Ma secondo Frank O'Neill, direttore della Swiss Re per l'Africa e il Medio Oriente, il futuro assicurativo africano sta rapidamente migliorando: «Ci sono davvero poche società di assicurazione panafricane per ora – afferma O'Neill –, ma in tre o cinque anni penso proprio che le cose cambieranno radicalmente».

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