Lunedì, 02 Febbraio 2015 06:53

Commercialisti, allarme polizze.

Chi aveva un massimale di 1,033 milioni vedrà la polizza rincarare del 60%; chi era a 2 milioni sborserà il 25% in più; chi era a 2,5 si ferma intorno al 17% di aumento. È questo l'ordine di grandezza del rincaro che i commercialisti potrebbero dover fronteggiare per svolgere l'attività di assistenza fiscale con apposizione del visto di conformità sulle dichiarazioni che presuppone, in base al decreto legislativo 175/2014, una polizza assicurativa con un massimale di 3 milioni (solo per questa attività le polizze sono intorno ai 300 euro, ma ci sono forti differenze tra le varie compagnie). Del resto l'adeguamento del massimale è obbligato stante anche la possibilità, per chi non rispetta la prescrizione, di essere depennato dal registro di coloro che appongono il visto di conformità per 730 e Iva tenuto dalle agenzie regionali delle Entrate. Tanto che le Entrate della Sicilia chiedono la decorrenza del massimale dal 13 dicembre 2014 pena l'irregolarità dei visti apposti. Poi i professionisti devono affrontare il rischio «di garantire al bilancio dello Stato e dei diversi enti impositori», ex articolo 22, comma 1, Dm 164/1999, le somme previste all'articolo 39, comma 1, lettera a) del decreto legislativo 241/1997. In pratica pagare le tasse dovute dal contribuente nel caso in cui il professionista abbia apposto il visto su una dichiarazione non corretta. «Una prospettiva – spiega Gerardo Longobardi, presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili – che si preoccupa e che riteniamo non in linea con le norme costituzionali sulla capacità contributiva e rispetto alla quale chiederemo espressamente all'Ania se il rischio è assicurabile».
Intanto i commercialisti iniziano a farci i conti. «Ci giungono notizie di rincari fino al 60% delle polizze – spiega Mario Spera, vice presidente dell'Ordine dei dottori commercialisti ed esperti commercialisticontabili di Bologna – e si tratta di costi che alla fine i professionisti saranno costretti a scaricare sui clienti, in un momento in cui aumentare le parcelle non è certo facile». «Stiamo lavorando – spiega Antonio Repaci, consigliere nazionale con delega alle assicurazioni – a un bando di gara per una nuova convenzione con il mondo assicurativo e speriamo di poter fare la gara tra marzo e aprile. Il nostro obiettivo è quello di calmierare l'importo dell'innalzamento del massimale ma anche e soprattutto affrontare il tema delle imposte non versate dal contribuente che potrebbero essere sostenute in sede assicurative solo se considerate sanzioni».
D'altra parte le assicurazioni sono estremamente prudenti. L'aggiornamento dei massimali viene proposto a prezzi decisamente variabili da area ad area (in Sicilia ad esempio vi sono casi in cui viene concesso anche gratuitamente o a costi di adeguamento inferiori ai 100 euro) mentre in altre parti il conto può essere decisamente più elevato. Del resto il costo della polizza è influenzato anche da altri parametri: ad esempio, la partecipazione anche a un solo collegio sindacale di una media impresa può far raddoppiare la polizza rispetto al momento in cui il professionista non aveva quell'incarico.
Più complesso per le compagnie dare un costo polizza legato al rischio evasione. «Serve una norma chiara che circoscriva l'area di rischio», fan sapere da una primaria assicurazione nazionale e i termini in cui si pone la norma crea non pochi problemi. Un'altra ammette che la materia «è allo studio e decideremo a breve che posizione prendere». Del resto, lo stesso soggetto che propone una polizza da 300 euro per la copertura del rischio "visto di conformità" ricorda, escludendo ogni copertura, che la nuova normativa pone a carico del professionista gli importi per imposte, tasse e contributi a carico del contribuente.

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Cari Catanesi,

scrivo questa lettera all'indomani dell'ennesima scossa ricevuta dalla città. Non mi riferisco, ovviamente, all'aggressione da me subita, anche se colgo l'occasione per ringraziare tutti i catanesi per le innumerevoli manifestazioni d'affetto ricevute, o ad altri episodi, ma a quell'operazione "Caronte" che ha dimostrato come l'economia sana della città sia pesantemente condizionata da quell'intreccio mafia-affari-politica che abbiamo sempre denunciato.

Sappiamo tutti di non dover mai abbassare la guardia nella lotta contro la criminalità, organizzata e non, anche se in altre zone d'Italia, nord compreso, la situazione non è affatto migliore, come dimostra la recente classifica del Sole 24 ore.

Noi però dobbiamo superare l'illegalità anche di certi piccoli gesti quotidiani: parcheggiare male, gettare in terra le cartacce, non rispettare il bene comune. Cose apparentemente banali ma che hanno pesanti ricadute economiche per esempio sul turismo: Catania è splendida, ma viene sporcata, svilita, mortificata dalla mancanza di educazione di alcuni, troppi, suoi abitanti.

Dobbiamo recuperare il rispetto, di noi stessi e degli altri, se vogliamo intraprendere la strada della legalità. Il rispetto, e non il disprezzo, delle regole del vivere civile. E delle persone che quelle regole incarnano, come l'operatore di polizia stradale, Giovanni Santoro, malmenato pesantemente da un automobilista che protestava.

La crisi, certo, esaspera chi ha perduto il lavoro o teme di perderlo, chi non guadagna abbastanza per mantenere la famiglia, chi ha problemi di alloggio. Spinge i più deboli alla disperazione di chi si sente abbandonato. Per questo vogliamo incrementare, con l'assessorato al Welfare, i servizi finalizzati all'ascolto e all'assistenza, non soltanto psicologica ma anche per fornire indicazioni pratiche sugli uffici o sulle organizzazioni che possano dare un supporto.

Pur nelle grandi difficoltà economiche del Comune, grazie all'aiuto dei meravigliosi volontari della Rete costituitasi a Catania pensiamo di farcela: chi ha problemi non va lasciato solo e a volte anche soltanto una parola di conforto può essere importante per superare un momento critico.

Insomma, dobbiamo lavorare per superare le tante difficoltà che tutti i Comuni d'Italia e Catania in particolare, attraversano. Anche quando si prendono pugni in faccia, bisogna subito rialzare la testa, rimettersi in piedi e riprendere, orgogliosamente, la propria strada.

Ogni crisi, per quanto pesante, rappresenta l'occasione per rinnovarsi. Catania rinacque magnifica da quella terribile sciagura che fu il terremoto del 1693. E anche noi possiamo far rinascere questa nostra Catania. Lavoriamo per una città aperta all'Europa e al Mediterraneo, che sfrutti al massimo le potenzialità del suo porto, presto aperto alla città, del suo aeroporto, il più grande del Mezzogiorno, della realtà metropolitana e del distretto Sud-Est Sicilia.

Se dunque nel Paese c'è un clima pesante, di contrapposizione, di odio, che a volte esplode sui social media o in qualche trasmissione televisiva suggestionando chi non ha sufficiente personalità o cultura o chi ha una mente debole, occorre voltare pagina. Dobbiamo tornare ad aprirci, imparare a fare rete, a collaborare, a evitare le contrapposizioni egoistiche per scegliere non il male minore, ma il meglio per tutti.

Noi Catanesi dobbiamo tornare a pensare in grande e per questo i nostri obiettivi non possono essere soltanto di breve termine. Dobbiamo pensare a investire nello sviluppo, grazie a imprenditori coraggiosi che devono sapersi scommettere di più e ai nostri straordinari ragazzi, ricchi di intelligenza e creatività. La nostra forza è nel nostro meraviglioso territorio, che l'Umanità ha indicato come suo Patrimonio e del quale, ricordiamocelo sempre, noi Catanesi siamo prima di tutto i custodi.

È su questa nostra terra dobbiamo puntare, perché essa non ci tradirà mai. Rimbocchiamoci le maniche, dunque, con serenità. E mettiamoci a lavorare tutti insieme, senza divisioni e senza egoismi.

Enzo Bianco
Sindaco di Catania

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Un gemellaggio tra Catania e Beyoglu distretto metropolitano e cuore finanziario di Istanbul, situato nella parte europea della città. A questo hanno cominciato a lavorare il sindaco Enzo Bianco e il suo omologo turco Ahmet Misbah Demircan, incontratisi proprio nel Comune affacciato sul Bosforo, a nord del Corno d'Oro, culla dello storico quartiere di Galata.

Una nuova collaborazione economica, culturale e turistica tra le due città dalla comune vocazione mediterranea e ora unite da un collegamento aereo diretto della Turkish Airlines da subito pieno di turisti. Bianco nel corso dell'incontro ha parlato della realtà della città etnea che, patrimonio Unesco per il suo barocco e per l'Etna, è sede di una delle più antiche università del mondo e di uno dei più importanti teatri lirici, intitolato a Vincenzo Bellini. "Una città che alla sua storica vocazione commerciale unisce quella industriale innovativa, in particolare riguardante l'alta tecnologia che vede il suo massimo esempio nella StMicroelettronics".

Il sindaco di Catania ha sottolineato come un'attenzione particolare, in quest'accordo, andrebbe riservata ai giovani. L'idea è stata accolta con entusiasmo dal sindaco Demircan che ha subito espresso la volontà di bruciare le tappe per realizzare il gemellaggio. I due sindaci hanno successivamente inaugurato una mostra di opere pittoriche di Franco Battiato, presente al vernissage, organizzata proprio a Istanbul da Fiorella Nozzetti.

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La scelta è simbolica ma di grande impatto sociale.

Il Consiglio comunale di Catania ha infatti approvato all'unanimità l'istituzione di un registro dei «Catanesi per nascita» nel Servizio anagrafe del Comune. La delibera, presentata in aula dal vicesindaco Marco Consoli, è stata approvata con 24 voti favorevoli su 24 presenti.

«Così come avevamo promesso - ha dichiarato in una nota il sindaco Enzo Bianco - abbiamo fatto tutti e fino in fondo la nostra parte per portare a compimento questa battaglia di civiltà. Una scelta che in Italia ha visto come capofila l'attuale sottosegretario alla Presidenza del consiglio Graziano Delrio, ai tempi sindaco di Reggio Emilia e presidente dell'Anci, e che poi ha visto l'adesione, in rapida successione, di più di 250 grandi e piccole città italiane, da Milano a Torino, da Bologna a Napoli, da Pordenone a Crotone fino a Salerno e Siracusa».

«Sono convinto del fatto – ha aggiunto Bianco – che chi nasce qui debba avere gli stessi diritti e gli stessi doveri degli altri cittadini. Ritengo che il non considerare un nostro concittadino chi è nato e vissuto a Catania sia non soltanto un'ingiustizia, ma una vera e propria sciocchezza. Ecco perché voglio ringraziare il Consiglio comunale, in particolare i consiglieri di maggioranza, per aver approvato questa delibera così importante».

«Si tratta di un atto - ha detto il vicesindaco Consoli - dal fortissimo valore simbolico, perché mira al pieno inserimento nella nostra Comunità dei figli dei migranti nati a Catania, da genitori residenti, ma che non hanno ancora compiuto i 18 anni, ovvero l'età necessaria per ottenere la cittadinanza italiana. Il documento – ha continuato Consoli – vuole anche spronare il legislatore nazionale, così come hanno fatto altri comuni, a favore dello ius soli, anche sulla base della Convenzione Onu sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza e della Convenzione europea sulla nazionalità. È assurdo infatti non riconoscere la cittadinanza ai minori che vivono nelle nostre città, frequentano le nostre scuole, parlano la nostra lingua».

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